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Zetastop - Liquirizia

Liquirizia: ingrediente naturale di Zetastop

La pianta della liquirizia cresce spontanea anche nelle regioni del bacino mediterraneo, compresa l’Italia, ed è coltivata in particolare per l’industria dolciaria e farmaceutica.
Il suo nome botanico significa “radice dolce” in quanto presenta proprio un sapore dolciastro che ne consente l’impiego sopratutto in caramelle o come edulcorante di tisane. Della pianta si usano le radici ed i rizomi, presenti anche in Farmacopea Ufficiale.

Usi tradizionali della liquirizia

La radice di liquirizia entra nella composizione di preparazioni erboristiche come correttore del sapore e come antispastico quando usata con piante lassative. Nelle vecchie preparazioni fitoterapiche veniva consigliata come sedativo della tosse e contro i dolori di stomaco.

Conoscenze scientifiche della liquirizia

Oggi sappiamo che i costituenti principali della liquirizia sono flavonoidi e saponine, tra le quali in particolare la glicirrizina, una saponina triterpenica costituita da sali di calcio e di ammonio dell’acido glicirrizico. Completano il quadro cumarine e fitosteroli.
Gli estratti di radice di liquirizia presentano attività citoprotettiva, antinfiammatoria e cicatrizzante sulla mucosa gastrica e duodenale, dovute in particolare alla glicirrizina, sia per contatto diretto con la lesione, sia per stimolo indiretto alla produzione di muco da parte delle cellule della parete gastrica.

La liquirizia trova pertanto indicazione nella prevenzione e nella cura delle ulcere gastriche e duodenali, delle gastriti e ulcere da farmaci (FANS, cortisonici), alcool e delle mucositi da chemioterapici. All’effetto antinfiammatorio della glicirrizina si associa l’effetto antispastico sulla muscolatura liscia esercitato dai flavonoidi. La glicirrizina presenta anche potenti effetti immunomodulatori e riduce il rischio di cancerizzazione dell’epatite da virus C.

La pianta contiene saponosidi triterpenici (glicirizzina, fino al 6%), flavonoidi (isoflavoni, liquirizina, isoliquirizina), polisaccaridi, steroli, cumarine ed altre sostanze. La liquirizia ha proprietà antinfiammatorie, espettoranti, lenitive, stimolante le ghiandole surrenali, lassative.
L’azione anti-ulcera gastrica che ha la liquirizia le è data dalla glicirizzina e dalle sostanze flavonoidi in essa contenuta; essa è in grado, nella maggior parte dei casi, di far scomparire i sintomi dolorosi e di ridurre notevolmente le lesioni ulcerative (GUTMAN-KANONI, Societé Nat. Franc. de gastroenterologie, 9-3, 1953).

La liquirizia concorre anche al trattamento della malattia di Addison, che è dovuta ad una insufficiente secrezione ormonale da parte delle ghiandole surrenali. Quest’ultima azione sarebbe dovuta ad un pricipio (acido 18-beta-glicirretico) che presenta molte analogie strutturali con i corticosteroidi, il quale eserciterebbe un’azione di stimolo ACTH-simile diretta in particolar modo sulla zona glomerulare corticosurrenale.

Costituenti e formula chimica della liquirizia
  • Glucosidi triterpenici (saponine triterpenoidi pentacicliche): principalmente glicirrizina (GL-sinonimi: acido glicirrizico e acido glicirrizinico), presente come sali di K e Ca [ 6- 14 %], idrolizzata dalla flora intestinale ad acido glucuronico e acido glicirretico (GA-sinonimo: acido glicirritico). La GL è responsabile della dolcezza della liquirizia, essendo 50 volte più dolce del saccarosio. Sono presenti poi altre 13 saponine minori
  • Flavonoidi e isoflavonoidi (1%)
  • Fitosteroli: b-sitosterolo e stigmasterolo
  • Cumarine
  • Polisaccaridi, soprattutto lucani
  • Ammine e amminoacidi
  • Altri costituenti: principi amari (gliciramarina), amido (ca. 20%), asparagina (1-2%), zuccheri (15%), gommoresine, lignine, triterpeni e oli essenziali, licofuranone, stilbeni, tannini, cera.
Il principio attivo più importante della liquirizia: la glicirrizina

la glicirrizina (formula: C 42H62O16; peso molecolare: 822,94) è un triterpene glucoside il cui scheletro triterpenico è costituito dall’acido glicirretinico, che non è dolce, a cui sono legati due residui di acido iduronico.
Può essere denominata alternativamente acido glicirrizinico, acido glicirrizico, acido glicosilglicirretinico. Il contenuto di glicirrizina nella radice varia dal 2 al 4 % a seconda delle condizioni di crescita della pianta. La glicirrizina viene parzialmente idrolizzata da una glucoronidasi nell’aglicone corrispondente, l’acido glicirretinico.

La storia della ricerca moderna sui meccanismi d’azione della liquirizia ha inizio nel 1946, quando il farmacista olandese Revers osservò che i suoi pazienti, malati di stomaco, notavano sensibile miglioramento con l’utilizzo di un preparato a base di liquirizia.
Revers notò anche che, alle dosi terapeutiche, i pazienti presentavano edema del viso e degli arti. Grazie agli studi che seguirono, GL e GA furono individuati come i composti responsabili sia dell’attività antiulcera che di quella edematogena, e si scoprì una loro forte attività antinfiammatoria. Carbenoxolone, il medicinale antiulcera più importante degli anni ’60, non era altro che una versione sintetica (più assorbibile) del GA; anch’esso però provocava gli effetti collaterali edematogeni della liquirizia.

La glicirizzina, dopo l’ingestione, viene convertita dalla flora batterica (Clostridium innocuum, Ruminococcus spp., Eubacterium spp.) prima ad acido 18-β-glicirretico e poi ad acido 3-epi-18-β-glicirretico, che è la forma in cui la molecola viene effettivamente assorbita (a parte una quantità trascurabile di GL non metabolizzata).

Il più importante meccanismo d’azione della liquirizia consiste nel blocco della redattasi epatica dei corticosteroidi e in uno stimolo diretto della produzione degli ormoni surrenalici. Recentemente è stata dimostrata un’azione a livello dei recettori per i gluco e mineralcorticoidi. Nel dettaglio:

  • Azione antinfiammatoria: numerosi studi hanno confermato l’attività antinfiammatoria della liquirizia, legata probabilmente al potenziamento indiretto dell’attività dei glicocorticoidi. In uno studio su animali, GA ha dimostrato di possedere attività antiartritica simile a quella del cortisolo
  • Azione antiulcera: l’attività antiulcera è stata studiata soprattutto sul carbenoxolone (CB) che è chimicamente e farmacologicamente simile alla GL. CB migliora le proprietà protettive della mucosa gastrica, probabilmente attraverso una mediazione delle prostaglandine, della produzione di secretina, o attraverso una azione diretta sulle mucosa stesse. Il fatto che la liquirizia deglicirrizinata (DGL) abbia dimostrato anch’essa un’attività antiulcera ha posto il problema di individuare i principi responsabili. Va chiarito comunque che la DGL non è completamente priva di GL, ma ne contiene meno del 3%, ed è ad alto contenuto di flavonoidi, molecole spesso ad alta attività antiossidante e antinfiammatoria
  • Azione a livello polmonare: l’attività espettorante della liquirizia sembra sia ascrivibile almeno in parte al la GL
  • Azione antispasmodica: a livello gastrointestinale
  • Azione sul sistema immunitario: GL agisce sul virus dell’epatite B e su quello dell’epatite A (in questo caso impedendo al virus di penetrare nella cellula); mentre la GA ha mostrato, in due studi in vitro, di inibire la crescita e la fitopatologia di vari virus DNA ed RNA
  • Azione epatoprotettiva: GA inibisce il danno epatico indotto chimicamente prevenendo il danno da radicali liberi e prevenendo la formazione degli stessi, con riduzione delle transaminasi e dell’accumolo dei trigliceridi. Le transaminasi sono ezimi che indicano danno cellulare epatico, mentre l’alterazione della concentrazione sierica dei lipidi e delle lipoproteine sono un indice sensibile ma aspecifico di malattia epatica. Una epatopatia acuta si associa frequentemente ad un aumento dei livelli plasmatici dei trigliceridi
  • Attività estrogenica: sembra che la liquirizia abbia un comportamento “anfotero” rispetto al metabolismo dell’estrogeno, cioè che inibisca gli effetti degli estrogeni quando i livelli in circolo siano elevati e che li potenzi quando i livelli siano bassi
  • Attività diuretica: la asparagina è un forte diuretico
  • Azione antibatterica: gli isoflavonoidi sono antimicrobici in vitro (Saph. Aureus, Strept. Mutans, Candida albicans)
  • Azione antiallergica: inibizione del rilascio di istamina.

Entrando nel dettaglio, la liquirizia viene utilizzata per problemi delle vie respiratorie come bronchite, tosse secca e asma. In quest’area essa agisce come i rimedi mucillaginosi o come gli espettoranti rilassanti. È particolarmente indicata per gli stati infiammatori, sia da sola che insieme ad altri rimedi e possiede la peculiare capacità di facilitare gli effetti delle altre piante.

Come antinfiammatorio è indicata anche per infiammazioni a livello gastrointestinale come ulcere, gastriti e malattie infiammatorie dell’intestin e stati infiammatori cronici come artrite e psoriasi.
È probabilmente più nutritiva del ginseng e questa caratteristica, insieme alle proprietà idratanti e lenitive, la rende un ottimo rimedio per convalescenti. La pianta può essere utilizzata per crampi mestruali cronici e per alleviare i sintomi della menopausa.
L’attività epatoprotettiva abbinata a quella tonificante ne suggerisce l’utilizzo all’interno di terapie per epatiti di tipo virale caratterizzate spesso da indebolimento.

Ultimamente è stato scoperto che le radici della liquirizia sono dotate di complessi biologicamente attivi. L’estratto derivato dalla radice è ottimo per contrastare i microrganismi che si trovano nel cibo: in seguito potrebbe sostituire i conservanti chimici che si usano attualmente.

Questa scoperta è stata pubblicata sulla rubrica “Antimicrobical Agents and Cheemiotherapy” ed è stata portata avanti da una società giapponese di nome Higashimaru Shoyu. La liquirizia in realtà era usata già da secoli come medicina per le sue facoltà medicamentose, ma non per le caratteristiche che sono state scoperte.
I composti biologicamente attivi che la liquirizia possiede sono in grado di contrastare fino a 17 tipi di microrganismi diversi che rendono il cibo velenoso. L’estratto non riesce però a contrastare i batteri gram negativi e i funghi mentre è efficace contro i batteri gram positivi.

Effetti antivirali

Fin dagli anni ’80 l’efficacia dei principi attivi presenti nella liquirizia è stata dimostrata nei confronti di diverse tipologie di infezioni virali. Recenti studi condotti su animali hanno dimostrato che gli effetti antivirali possono essere indiretti e almeno in parte dovuti alla stimolazione della produzione di interferone da parte delle cellule tumorali.
Quando cellule tumorali di topo venivano esposte al virus dell’influenza, il 100% delle cellule trattate con glicirrizina sopravvivevano, mentre quelle non trattate andavano in contro a morte.

Il trasferimento delle cellule trattate conferiva maggiore resistenza alle infezioni da virus Herpes simplex. Effetti antivirali diretti sono stati dimostrati in studi condotti in vitro: la glicirrizina inibisce la formazione di placche virali per tre tipi di ceppi di encefalite giapponese ed inoltre si mostra efficace anche nell’inibire la replicazione in vitro del virus della varicella-zoster. Presenta attività antivirale nei confronti del virus umano dell’immunodeficienza (HIV).

La glicirrizina blocca la formazione delle placche e l’espressione di antigeni specifici dell’HIV e in studi successivi la glicirrizina solfato si è dimostrata quattro volte più efficace della glicirrizina nell’inibire la trascrittasi inversa dell’HIV.

Composti fenolici isolati della liquirizia come la licopiranocumarina inibiscono l’attività citopatica dell’HIV di colture cellulari. Studi di laboratorio condotti principalmente in Giappone nel 1992, hanno dimostrato l’efficacia della glicirrizina nel trattamento delle epatiti virali di tipo A, B e C.
Numerosi studi clinici condotti sull’uomo indicano effetti positivi della glicirrizina sull’epatite virale. Terapie combinate di interferone e glicirrizina aumentano le funzionalità epatiche in pazienti affetti da epatite C.