Poterium Spinosum

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Per la cura del diabete mellito di tipo II

Il Poterium spinosum è un arbusto perenne, compatto e dalla conformazione di piccolo cespuglio molto ramificato e spinoso, attorcigliato con aspetto frutescente, alto da 30 a 60 cm.

Possiede giovani ramificazioni abbondantemente tormentose, grigio-feltrati e con getti secondari senza foglie, angolosi, estesi e biforcato-spinosi, con spine doppie e chiare di 5-10 mm. che gradualmente s’induriscono e si inscuriscono.

  • Poterium Spinosum L. (1753) 1790
  • Divisione: Spermatophyta
  • Sottodivisione: Angiospermae
  • Classe: Magnoliopsida (Dicotyledones)
  • Sottoclasse: Rosidae (Choripetalae)
  • Gruppo di Ordini: Dialypetalae
  • Ordine: Rosales
  • Famiglia: Rosaceae
  • Sottofamiglia: Rosoideae
  • Genere: Poterium
  • Specie: Poterium spinosum (L.)
  • Sinonimi: Sarcopoterium spinosum (L.)
  • Spach (1846)
  • Nome volgare: Spinaporci (Toscana)
  • Francese: Pimprenelle èpineuse.
Descrizione botanica

Foglie piccole, pelose, imparipennate a 9-15 segmenti ovali (4-6 mm.) a foglioline piccole, sottili, pressoché lisce e finemente seghettate, ovalizzate o angoloso - seghettate, fittamente pelose sulla parte inferiore, che cadono in estate. I fiori non dispongono di petali e sono disposti in capolini arrotondati o allungati, corti (1-3 cm), fitti e verdastri, con fiori unisessuati: quelli superiori di sesso unicamente femminile con stili piumosi e appariscenti, di colore vermiglio, mentre quelli posti più in basso sono interamente staminiferi (maschili), provvisti di 10-30 lunghi stami gialli.

Il calice è verdastro, tubuloso - urceolato, a quattro lacinie tondeggianti, patenti a stella, caduche. Il calice fruttifero è a tubo liscio all’esterno, carnoso, a forma di bacca globosa e di colore arancio. Il Poterium fiorisce tra marzo e maggio. Il frutto, quando è maturo, è ingrossato e poroso, di colore rosso brillante, somigliante ad una bacca.

Le prime notizie sull’attività antidiabetica del Poterium spinosum appaiono in uno scritto pubblicato sul periodico “Selecta” n. 1, 1962 (Selecta-Verlag, Planegg bei Munchen) dove viene riportato che un’equipe di ricercatori che cercava piante officinali nel deserto a nord-est della Siria, aveva individuato una pianta ricca di principi attivi che poteva essere vantaggiosamente impiegata nella cura del diabete mellito.

Il gruppo, formato da chimici e farmacologi sotto la direzione del dottor Aiman Kuzbari di Damasco, aveva infatti accertato che presso le popolazioni beduine, i soggetti di qualsiasi età ai quali era stato clinicamente accertato con sicurezza il diabete, si avvalevano di un decotto preparato con le radici di un arbusto che germogliava nei territori desertici. L’assimilazione della bevanda, prolungata per diversi mesi, eliminava tutti i sintomi della malattia, sebbene che i malati, durante la cura, non praticassero un disciplinato regime dietetico dato che la loro alimentazione era ricca di carboidrati.

Gli accertamenti clinici compiuti dopo il trattamento, per un periodo di controllo regolare della durata di un anno, non rivelarono alcuna riacutizzazione della malattia. Il chimico tedesco del gruppo che era riuscito a identificare alcuni principi attivi della pianta, perì a seguito di un incidente vicino al confine turco-siriano e dato che aveva elaborato gran parte delle sue annotazioni in codice cifrato, queste furono conseguentemente inutilizzabili.

Il dottor Kuzbari pensava che l’effetto ipoglicemizzante del Poterium Spinosum fosse plausibilmente dovuto a una o più sostanze capaci di stimolare le isole pancreatiche del Langerhans a recuperare la loro abituale attività; diversamente dalla somministrazione di insulina la quale, essendo un trattamento suppletivo, non può guarire la patologia.

I particolari riguardanti la ricerca di detta missione furono esibiti alla Seconda Assemblea Farmacologica Internazionale tenutasi a Praga e riepilogati un anno dopo. È stato provato che esclusivamente la corteccia della radice principale e non l’intera radice, contiene i principi attivi garanti l’attività ipoglicemizzante ed è sprovvista di esiti collaterali. Al fine di poter raccogliere la scorza della radice principale (l’unica parte che è dotata delle proprietà medicinali) l’arbusto deve essere pienamente sradicato e adoperato subito.