Caffeina

Newsletter

Seleziona il prodotto (i prodotti) di tuo interesse

Tieni premuto il tasto Ctrl (o Mela x Mac) per selezionare più prodotti

Caffeina: ingrediente naturale di Mycream Uomo

Utilizzo cosmetico di caffeina in Mycream Uomo

La caffeina, in cosmesi, trova maggior utilizzo come coadiuvante per il trattamento della riduzione del tessuto adiposo sottocutaneo, date le potenzialità lipolitiche e termogeniche. L’inestetismo dovuto all’accumulo di grassi nel tessuto adiposo sottocutaneo è frequente in particolare nelle donne anche se, seppur in misura minore, si può presentare anche nell’uomo e si esplicita in zone del corpo ben definite come cosce, glutei, fianchi, seno.

  • 1) Fascia anteriore del m. grande pettorale
  • 2) M. grande pettorale
  • 3) Borsa retromammaria
  • 4) Lobo ghiandolare
  • 5) Tessuto adiposo sottocutaneo
  • 6) Legamento di Cooper.

Il processo adiposo viene originato da modificazioni del microcircolo, con aumento della permeabilità dei capillari posti nel derma e nel lipoderma, i quali lasciano sgorgare plasma in sovrabbondanza negli interstizi cellulari originando edema. La concomitante perdita di efficacia del sistema drenante linfatico aggrava questa manifestazione.

La tensione che questo agglomerato in eccesso attua sulle cellule ne modifica le funzioni, con conseguente alterazione delle strutture tessutali sino alla lacerazione dell’adipocita. La perdita del contenuto cellulare o la combinazione con cellule vicine stimola i processi di difesa con conseguente sintesi di collagene fibroso che incorpora cellule adipose in un organismo organizzato ed isolato: il nodulo adiposo.

Il micronodulo così formatosi, va incontro ad un processo involutivo causato dalla disidratazione e dal ridotto apporto di substrati, con conseguente formazione di zone capsulate di dimensioni maggiori, dette macronoduli.
Queste strutture compromettono in modo definitivo la diffusione di nutrienti ed ossigeno, causando accumulo di prodotti catabolici e rifiuti cellulari che portano alla degenerazione o sclerosi e senescenza precoce del tessuto.

Le cause eziologiche dell’eccesso di tessuto adiposo sono molteplici. Certamente intervengono cause fisiologiche quali il connettivo lasso, l’esistenza di mucopolisaccaridi con tendenza a polimerizzare ed una profonda propensione alla riduzione degli scambi trofici, causa scatenante dell’intossicazione e del decadimento cellulare.

Anche l’attività ormonale degli estrogeni che stimolano ritenzione idrica e liposintesi e l’azione dei corticosteroidi, che si ritiene possano intervenire nell’eziopatogenesi di questo processo, predispongono l’individuo all’adipe in eccesso. Sono implicati anche fattori genetici.

Perché la caffeina in Mycream Uomo

La caffeina è la sostanza alcaloide contenuta nei chicchi di caffè. È molto somigliante alla teobromina, la sostanza alcaloide contenuta nel cacao ed alla teofillina, l’alcaloide delle foglie di tè.
Questi tre alcaloidi, molto diffusi nel mondo vegetale, vengono denominati xantine perché possiedono una struttura molecolare derivata dalla xantina. Il termine xantina deriva dal greco xanthos, che significa giallo. La caffeina, la teobromina e la teofillina sono xantine connesse a gruppi metilici e quindi vengono denominate metil-xantine.

La caffeina è 1,3,7-trimetil-xantina, la teobromina è 3,7 dimetil-xantina, la teofillina è 1,3-dimetil-xantina. La caffeina è poco diluibile in acqua, alcol, etere e acetone. È molto solubile in cloroformio, acetato di etile e tetraidrofurano. In sospensione acquosa ha pH neutro; i suoi cristalli sono bianchi, inodori, con sapore amaro ed hanno punto di fusione tra 234 e 239°C.

Assorbimento, distribuzione, metabolismo ed eliminazione della caffeina

La caffeina viene ben assimilata per via orale, con un apice plasmatico maggiore dopo 120 minuti. È in grado di distribuirsi velocemente su tutti i tessuti attraversando la barriera ematoencefalica e la placenta. Può essere presente nel latte materno e perciò devono essere prese particolari precauzioni nell’uso in caso di gravidanza ed allattamento.

L’assunzione di 100 mg. di caffeina conduce a concentrazioni plasmatiche comprese tra 1,5 e 1,8 mg/ml. L’eliminazione della caffeina dal corpo si compie dopo metabolizzazione epatica con produzione di acido 1-metilurico, 1-metilaxantina e 7-metilxantina. Il 10% circa viene rimosso sempre per via renale come caffeina non modificata.

Il maggiore responsabile del metabolismo della caffeina è l’insieme enzimatico del citocromo p-450 A2 di cui le cellule epatiche sono particolarmente dotate. L’emivita della caffeina è di 2,5 – 4,5 ore nell’adulto e si prolunga considerevolmente nel bambino appena nato a motivo dell’immaturità del suo sistema enzimatico.

Svariati motivi possono ancora condizionare l’emivita della molecola, tra i quali la condizione di gravidanza. Non va dimenticato, oltre a ciò, che l’assunzione di alcool o farmaci quali contraccettivi, cimetidina, disulfiram e allopurinolo protendono a prolungarla, mentre il fumare l’abbrevia dato che sollecita il metabolismo epatico.

Attività della caffeina

Gli effetti della caffeina si esplicitano con attività stimolante sul Sistema Nervoso Centrale, sull’apparato cardiovascolare, sulla liberazione delle catecolamine, sulla sintesiacida a livello gastrico e sul metabolismo in generale.
L’esito della caffeina è biologicamente mediato dall’aumento di AMP ciclico (adenosina 5’-monofosfato ciclico) con un’azione combinata su due livelli. Il primo è dato dall’aumento della sintesi di AMPc che blocca l’inibitore dell’enzima adenilato-ciclasie trasforma ATP in AMPc, mentre il secondo livello rallenta la degradazione di AMPc, per cui la caffeina inibisce l’enzima fosfodiesterasi, che trasforma AMPciclico in AMP.

Oltre a ciò, la caffeina influenza l’attività di vari neurotrasmettitori come la serotonina, le catecolamine, la dopamina ed alcuni aminoacidi.
Gli effetti sul sistema nervoso sono controversi dal momento che dosi minori di 500 mg. rivelano sensazioni piacevoli con aumento dello stato di veglia, di allerta, della possibilità di concentrazione e miglioramento complessivo delle funzionalità corporee e psichiche.

All’opposto, dosi più consistenti favoriscono inquietudine, fremiti, nausea, agitazione, prestazioni incostanti e diuresi. Questi effetti sono dovuti all’inibizione dei recettori benzodiazepinici da parte della sola caffeina, provvista di un grado di lipofilia superiore dei suoi metabolici e tale da consentirle di passare attraverso la barriera ematoencefalica più agevolmente.

La caffeina determina un effetto contrattile agendo sulla struttura muscolare scheletrica favorendo il rilascio di Ca2+ nel reticolo sarcoplasmatico per influenza reciproca con i recettori rianodici (RgR1). Per questa sua condotta viene utilizzata nel protocollo europeo per l’accertamento dell’ipertemia maligna, grave sintomatologia farmacogenetica.

La sollecitazione di recettori analoghi (RgR2) vigenti a livello cardiaco e la coincidente inibizione della fosfodiesterasi, motivano l’azione cardiostimolante che ad alte dosi può tuttavia provocare aritmie, tachicardia e fibrillazione ventricolare.

Caffeina e paraxantina possono influenzare la pressione arteriosa poiché aumentano la resistenza vascolare sistemica tramite il blocco dei recettori adenosinici con effetto contrattile. Per ogni tazza di caffè, la pressione sistolica aumenta di 0.8 mmHg., mentre quella diastolica di 0.5 mmHg.

La caffeina viene impiegata contro l’emicrania per facilitare l’assorbimento ed aumentare l’attività dell’ergotamina, la quale induce vasocostrizione e riduzione del flusso sanguigno extracranico, interessando i ricettori serotoniner-
gici.

Ulteriore effetto del blocco dell’attività dell’ adenosina è l’effetto antidolorifico. La caffeina è in grado di limitare la liberazione di mediatori dolorifici provocati dall’adenosina a livello delle terminazioni nervose ed è capace di attivare le vie noradrenalinergiche che attuano un’azione soppressiva sul dolore e di stimolare il sistema nervoso riducendo la componente affettiva nell’elaborazione della stimolazione.
La caffeina stimola la secrezione acida a livello gastrico per azione sui recettori H2 e per questo ragione andrebbe evitata negli individui predisposti all’ulcera.

Effetti collaterali e controindicazioni

Per quanto riguarda la tossicità acuta, si possono individuare esiti a breve scadenza in seguito ad assunzioni comprese tra 1 e 5 g. di caffeina, che potrebbero causare concentrazioni plasmatiche superiori a 80 mg/ml.
Sintomi di intossicazione si mostrano con assunzioni attorno ai 250 mg., mentre posologie più elevate (650 mg.), determinano la sindrome del “caffeinismo”, contraddistinta da ansietà, agitazione e disordini nel sonno molto simile allo stato ansioso da stress.

Questo tipo di manifestazione ansiosa inizia a farsi notare già a concentrazioni plasmatiche di 30 mg./ml. a seguito di assunzioni di 1 g. di caffeina. L’assunzione continuata di quantità contenute di caffeina non ha rilevato effetti tossici.
Oltre a ciò, soggetti con ipertensione conclamata non hanno manifestato variazioni collegabili all’uso di caffè, né sono stati riscontrati maggiori pericoli di infarto al miocardio.

La caffeina non risulta influire sul decorso di gestazioni o sul peso del nascituro, né induce anomalie genetiche. Situazioni di tossicità cronica sono in grado di manifestarsi in caso di prolungato utilizzo di caffè in associazione al fumo di sigaretta o all’alcool, poichè questi variano le caratteristiche farmacocinetiche della caffeina. È perciò difficoltoso stabilire se le conseguenze siano causate unicamente dalla base xantinica o da altre cause.

Attività cosmetica della caffeina in Mycream Uomo

Dato che la costituzione di adipe in eccesso è connessa a problemi circolatori con fuoriuscita di liquidi negli interstizi ed esclusione degli adipociti con blocco degli scambi metabolici, è appropriato prendere provvedimenti mediante un’azione drenante e disintossicante per sciogliere le fibre collagene che bloccano gli adipociti.

È per questo motivo che può essere utile l’applicazione cosmetica della caffeina per la sua capacità di favorire il drenaggio e la rimozione dei liquidi stagnanti, anche se la principale azione della molecola è quella di stimolare la mobilità degli acidi grassi nel tessuto adiposo.

L’attività adipolitica e’ ricorrente e ciclica nel tessuto normale con una cadenza di circa quindici giorni. Essa ha luogo grazie all’intervento di ormoni quale il glucagone e l’ATCH che stimolano l’adenilato ciclasi a convertire l’ATP in AMPc il quale, con azione ormono-simile, stimola tramite fosforilazione l’attivazione della lipasi adipolitica. Questa consente l’idrolisi dei trigliceridi in digliceridi che vengono in un secondo tempo scissi in acidi grassi e quindi rimossi.

La caffeina stimola l’attività dell’AMPc bloccando la fosfodiesterasi, enzima che degrada l’AMPc ed ostacola la lipolisi. L’uso locale della caffeina non provoca controindicazioni, allo stato attuale, giacché l’assorbimento transdermico non evidenzia concentrazioni ematiche tali da sviluppare conseguenze sistemiche.
L’utilizzo topico della caffeina nel settore cosmetico è adatto per il trattamento delle adiposità localizzate ed è motivato per gli effetti catabolici sugli adipociti.

La caffeina ha proprietà ideali per essere assimilata per applicazione topica, grazie ad un buon “HLB” (Hydrophylic-Lipophylic-Balance) che non permette la propagazione attraverso l’epidermide.
Diverse formulazioni sono state realizzate per ottimizzare ulteriormente la cinetica di assorbimento, includendo ulteriori principi attivi tra i quali il limonene, oppure utilizzando l’inserimento della caffeina nei liposomi.

L’assorbimento è tale da giungere sino agli adipociti sui quali manifesta le specifiche attività cataboliche, sottraendosi all’ammissione nel letto vasale e non conducendo a picchi ematici tali da stimolare esiti sistemici.

È utile rammentare che l’assorbimento attraverso la cute di principi attivi è condizionato dal livello di idratazione cutanea poichè la componente lipidica epidermica rappresenta il principale vettore per lo scioglimento delle sostanze applicate.
Una sua modifica o riduzione, usuale nel processo di logoramento dermico, può determinare una riduzione dell’assorbimento. Per tale motivo è opportuno cautelare la nutrizione e l’idratazione epiteliale con prodotti contro l’invecchiamento specifici per le parti da trattare, al fine di ottimizzare la validità della cura estetica.

Uno speciale nuovo utilizzo della caffeina ne prevede l’impiego come filtro solare per le radiazioni UVC, grazie all’assorbimento dello spettro elettromagnetico. Il potere proteggente su queste emissioni altamente energetiche, che se perpetrate per lungo tempo potrebbero far sviluppare neoplasie a carico dell’epidermide, rappresenta un fattore di attuale e confermato interesse al fine di impedire gli effetti nocivi determinati dall’assottigliamento dello strato di ozono.

Sempre nell’ottica di profilassi dagli effetti negativi delle radiazioni ultraviolette, studi in vitro hanno messo in evidenza che la caffeina svolge azioni protettive nei confronti dei raggi UVB, diminuendone la potenzialità neoplastica.