I boschi, farmacie sempre aperte
..... principi attivi dai quali le farmaceutiche
hanno ancora tanto da imparare
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Vivono nei boschi molti dei segreti della medicina.
Veri e propri laboratori chimici all'aperto, immersi nel verde. I boschi
custodiscono e perpetuano la presenza dei principi attivi utili per combattere
molte malattie, per curare vari malanni. I legami tra foreste e medicina
sono moltissimi ed importanti, anche se spesso non è facile distinguere
ciò che viene ingerito come medicamento. Questo in particolare
per i derivati della foresta, che spesso sono sostanze ricche di vitamine
e sali minerali.
Fra i prodotti derivanti dal bosco, sono molto conosciuti, fin dai tempi antichi, medicinali che hanno fatto la storia di intere popolazioni. Si pensi alla malaria, che ha mietuto milioni di vite umane e che è stata curata con successo con il chinino o, all'acido salicilico, sul quale si basa la moderna aspirina: questi esempi basteranno a spiegare l'importanza delle piante forestali produttrici di sostanze medicinali.
Oggi le case farmaceutiche utilizzano metodi assai sofisticati per ottenere determinati medicinali, ma è anche vero che la medicina moderna ha ancora molto da imparare dalla foresta e dalla medicina popolare. Come ricorda la FAO, ancora oggi gli ingredienti attivi nel 25% dei medicinali provengono direttamente dalle piante, anche se non tutte forestali.
Non è una novità che spesso le conoscenze locali delle popolazioni indigene sono servite a fornire elementi di vitale importanza per creare nuove medicine. Finché i boschi continueranno ad esistere proseguirà questo processo di ricerca di nuove sostanze per la salute dell'uomo. Quando si comprenderà che nel bosco si trovano principi attivi per il benessere di tutti, forse saranno rispettati e meglio conservati per le generazioni future.
Siamo spesso portati a pensare che solo le foreste fluviali siano ricche di piante che producono principi attivi per la produzione di medicinali, ma in effetti le cose stanno diversamente.
Un esempio per tutti è rappresentato dalla scoperta degli scienziati americani del tassolo, estratto dalla corteccia di Taxus brevifolia che viene ormai considerato agente anticancerogeno di indiscussa efficacia. La storia recente ci ricorda inoltre l'importanza del bossolo come produttore di sostanze studiate contro l'AIDS, mentre quella passata è ricca di notizie di tante altre piante sempre dispensatrici di prodotti medicinali.
Per non dilungarsi in un elenco che non finirebbe mai, è sufficiente accennare al luogo delle varie specie di ginepro o semplicemente a quello dell'Atropa belladonna, usata per la dilatazione delle pupille fin dai tempi dei Romani, senza trascurare, poi, la digitale, che ancora oggi trova largo impiego in una vasta gamma di patologie cardiache.
Va notato, inoltre, come le piante medicinali in genere, che vegetano nelle zone insulari o, comunque, nelle zone meridionali del nostro paese, siano molto più ricche in principi attivi di quelle delle zone più interne o comunque settentrionali, molto probabilmente per una diretta influenza del clima e del suolo. Tutto ciò per comprendere l'importanza che potrebbe assumere un simile fenomeno.
Chi ci dice che per gli stessi motivi il tasso del Sulcis o del Gennargentu non possa essere più ricco di tassina di quelli del centro Europa e quindi più interessante per la produzione di quel principio attivo oggi tanto studiato per combattere la malattia del secolo? Il bosco è dunque senz'altro una miniera di medicamenti, una farmacia, come usiamo spesso dire, sempre di turno, ma mai come in questo caso si impone la necessità di una protezione molto severa di queste piante o di questi endemismi preziosi.
Le nozioni per la farmacia del bosco - come fa sapere il Corpo forestale dello stato - si possono approfondire visitando uno speciale "catalogo vivente" a Vallombrosa, come sezione specializzata degli arboreti dendrologici gestiti dall'Istituto Sperimentale per la Selvicoltura di Arezzo.
Redazione Staibene.it - ottobre 2003

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