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BIOLOGIA
DELLE ZANZARE.
I Ditteri
Le zanzare sono Insetti che appartengono all’Ordine dei ditteri,
che comprende altre specie di grande importanza economica
e sanitaria quali mosche, tafani, flebotomi.
All’interno dell’ordine, le specie sono suddivise in
tre principali sottordini. Il primo è quello dei Nematoceri
,
nome che sta a indicare la presenza di antenne filiformi. E' questo
il sottordine più primitivo, che comprende specie di estrema
rilevanza quali: le zanzare, i ceratopogonidi ,
i flebotomi ,
le tipule e
i chironomidi.
Il secondo sottordine è quello dei Brachiceri. Il
nome indica la presenza di antenne corte, comprendente specie
con il corpo solitamente tozzo. Tra queste le più importanti
sono le mosche e i tafani.Vi è poi un terzo sottordine, quello
dei Ciclorrafi, a cui appartengono le specie più evolute.
Tra quelle che rivestono un'importanza economica citiamo la Mosca
della Frutta (Drosophila melanogaster) .Sebbene
spesso si generi qualche confusione con altri insetti simili alle
zanzare (ad esempio: tipule e flebotomi), in questa sede ci occuperemo
esclusivamente delle zanzare propriamente dette, ossia quelle comprese
all'interno della famiglia dei Culicidi. Fanno parte di questa famiglia
quasi 3000 specie diffuse in tutto il mondo, una quarantina delle
quali sono presenti in Italia.
Morfologia delle zanzare
Le zanzare adulte presentano un corpo assai esile, con zampe lunghe
e sottili, mentre le ali, che durante il riposo sono portate una
sull'altra parallelamente al dorso,possiedono venature e bordo posteriore
coperti di squame. Esistono notevoli differenze fra i due sessi,
dovute alle diverse funzioni cui gli individui sono deputati. I
maschi si nutrono infatti essenzialmente di nettari, liquidi zuccherini
ed altri liquidi organici quali, ad esempio, deiezioni e liquidi
provenienti dalla decomposizione di composti organici. Anche le
femmine si
nutrono di tali sostanze ma necessitano di almeno un pasto di sangue
per la maturazione delle uova. Perciò il loro apparato boccale
è adattato alla perfezione all’espletamento di questa
funzione ed è di tipo pungente succhiatore. E’ costituito
da un labbro superiore, denominato labrum, allungato e
piegato verso il basso, che costituisce il canale alimentare che
permette al sangue di affluire, dalle mandibole e dalle mascelle
sottili a forma di stiletto e da un labbro inferiore, denominato
labium, anch’esso lungo, scanalato in modo da raccogliere
le parti appena citate. Alle mandibole e alle mascelle è
deputata la funzione di pungere la vittima, mentre l’ipofaringe,
trasformata in stiletto, ed il labbro superiore penetrano nella
ferita. Durante l’atto pungente, il labbro inferiore si ripiega
su se stesso. E’ importante notare che, viste le ridotte dimensioni
della ferita, il sangue tenderebbe a coagulare in breve tempo, se
non fosse per la presenza di ghiandole salivari situate nel primo
segmento del torace ed in grado di secernere una sostanza anticoagulante.
E’ proprio questa sostanza a causare le tipiche irritazioni
sulla cute umana. Le zanzare adulte di entrambi i sessi sono provviste
di antenne allungate costituite da 15 segmenti. Nei maschi tali
antenne sono assai visibili e presentano un aspetto piumoso; sono
infatti coperte da peli piuttosto lunghi. Nelle femmine le antenne
risultano assai meno appariscenti, essendo ricoperte da peli nettamente
più corti.
Larve e pupe nelle zanzare
Gli stadi larvali delle zanzare sono acquatici ma respirano ossigeno
atmosferico. Esse possiedono un corpo rivestito di ciglia, caratteristica
che conferisce loro un aspetto peloso. L’apparato boccale
è di tipo masticatore e permette alle larve di nutrirsi di
alghe e detriti vari. Gli stigmi, cui è deputata la f unzione
respiratoria, sono situati all’estremità posteriore
dell’addome. Come si vedrà in seguito, la differente
collocazione degli stigmi contraddistingue le larve delle due principali
sottofamiglie.
Le larve sono apode ,
e cioè prive di zampe, ma si spostano velocemente nell’acqua
con caratteristici movimenti addominali. Anche le ninfe o pupe sono
acquatiche. Si tratta di forme attive che salgono spesso in superficie
per respirare. In questa forma non si osserva una distinzione netta
tra capo e torace, che risultano f usi insieme a formare il cosiddetto
cefalotorace. L’addome è ripiegato su se stesso, il
che
conferisce alle ninfe un caratteristico aspetto a virgola.
Classificazione
delle zanzare italiane
Le zanzare sono suddivise in cinque diverse sottofamiglie ma solo
le specie appartenenti a quelle degli Anofelini e dei Culicini presentano
un’importanza economica e sanitaria. Esistono caratteri che
permettono di attribuire le specie all’una o all’altra
delle sottofamiglie. La maggior parte dei caratteri sono visibili
al microscopio ma ne esistono alcuni macroscopici, che possono essere
notati da chiunque. Per le zanzare adulte, quello più evidente
riguarda la posizione di riposo. Gli Anofelini, infatti, formano
con l’asse del corpo un angolo con la superficie su cui sono
posati, mentre i Culicini presentano il corpo parallelo al substrato.
Le larve degli Anofelini si presentano prive del sifone o cornetto
respiratorio, organo invece presente nelle larve dei Culicini. L’assenza
di tale organo fa sì che le larve degli Anofelini per respirare
debbano porre a contatto con la superficie dell’acqua la parte
ventrale del corpo, ove sono disposti gli stigmi, assumendo così
una posizione parallela alla superficie dell’acqua. Le larve
dei Culicini hanno gli stigmi sull’estremità del sifone,
caratteristica che permette loro di respirare a testa in giù,
con il corpo nettamente
inclinato rispetto alla superficie dell’acqua.
Ciclo biologico della zanzara
Per esporre in modo sintetico il ciclo biologico delle principali
specie di zanzare presenti nel nostro paese, è necessario
operare una distinzione fra i tre principali generi cui esse appartengono,
ossia Culex ed
Aedes ,
appartenenti entrambi ai Culicini, ed Anopheles ,
appartenente invece agli Anofelini. Le specie del genere Culex
depongono le uova esclusivamente sull’acqua, incollate
le une alle altre in modo da formare delle conformazioni tipiche
dette “zattere”, contenenti 100-200 elementi. Alla schiusa,
sotto la pressione delle larvette, la parte inferiore si apre in
modo che queste ultime si vengano a trovare in acqua. Le zanzare
del genere Aedes depongono, invece, le uova singolarmente
sul terreno umido, dove possono rimanere quiescenti a lungo. Le
uova di queste specie presentano spesso una notevole resistenza
all’essiccazione. Con l’immersione si determina la sequenza
di stimoli che provoca la schiusa nell’arco delle 24 ore.
Le specie del genere Anopheles depongono singolarmente
sull’acqua caratteristiche uova galleggianti. Per tutte le
specie di Culicidi il ciclo biologico si compone di
una fase acquatica con il passaggio attraverso alcuni stadi larvali
e uno di pupa. La durata della vita larvale varia a seconda della
specie e della temperatura. A titolo di
esempio, le larve della zanzara più comune in città,
Culex pipiens ,
durante l’estate impiegano mediamente due settimane a completare
il ciclo ed attraversano tre mute prima di assumere l’abito
di ninfa: gli stadi larvali sono perciò quattro.Verso la
fine della vita larvale, le larve cessano di nutrirsi e si dispongono
sotto il pelo dell’acqua contraendosi aritmicamente. Tali
contrazioni permettono alle larve di liberarsi dell’abito
larvale, assumendo così quello di ninfa o pupa. La vita allo
stadio pupale è solitamente breve, della durata di circa
due giorni, al termine della quale la ninfa, che a questo punto
presenta una colorazione piuttosto scura, si dispone sul pelo dell’acqua.
L’involucro della pupa si lacera sul dorso e fuoriesce l’adulto
ancora incapace di volare. Esso rimane sulla superficie dell’acqua
finché le ali non abbiano assunto la rigidità sufficiente
per consentire loro di volare, cosa che avviene in un tempo solitamente
breve. L’involucro pupale resta sulla superficie dell’acqua,
testimoniando la presenza di larve ormai divenuti adulti.
Gli adulti sono attivi generalmente durante le ore crepuscolari
o notturne,trascorrendo le ore di luce nella vegetazione o riparati
in anfratti di vario tipo. Gli accoppiamenti avvengono in volo,
secondo tempi e rituali ben precisi a seconda delle specie. Si formano
grandi sciami di maschi, ai quali successivamente si uniscono le
femmine. Da questo punto di vista le zanzare vengono distinte in
specie eurigame,che hanno bisogno di grandi spazi per formare gli
sciami ed accoppiarsi e stenogame, in grado di accoppiarsi anche
in spazi ristretti, incluse le gabbie di laboratorio.
Le femmine scelgono con grande cura il luogo di deposizione delle
uova. Ciascuna specie ha infatti il suo ambiente di elezione. Fattori
importanti per la scelta sono la temperatura, il contenuto di sostanza
organica e la salinità dell’acqua. A titolo di esempio,
acque limpide con temperature al di sotto dei 18°C tendono a
favorire la forma ornitofila di Culex pipiens e
Culex hortensis, mentre via via che la temperatura e la
sostanza organica aumentano si assiste alla colonizzazione ed al
predominio della forma antropofila di Culex pipiens. Poche
specie riescono a sviluppare le larve nelle pozze di acqua
salmastra presenti sulle scogliere: tra di esse, soprattutto Aedes
mariae e Ae. Zammittii. Infine, le cosiddette
zanzare arboricole, tra le quali annoveriamo Aedes albopictus
,
Aedes geniculatus ed
Anopheles plumbeus, sono
così chiamate perché trovano condizioni particolarmente
favorevoli all’interno delle cavità degli alberi ove
i ristagni d’acqua si riempiono delle sostanze prodotte dalla
macerazione del legno. La composizione chimica dell’acqua
presente all’interno di queste cavità la rende inadatta
ad ospitare altre specie. In generale, durante la stagione estiva,
la vita di una zanzara è di 3-4 settimane, più breve
nel maschio che nella femmina. Ogni femmina può deporre più
gruppi di uova nell’arco di una vita, previa assunzione del
pasto di sangue. Con l’arrivo della stagione fredda, le zanzare
mettono in atto varie strategie per consentire alla specie di superare
l’inverno. Lo svernamento in diapausa delle zanzare può
avvenire allo stadio di uovo, di larva o di adulto. In quest’ultimo
caso, ad esempio nei generi Culex e Anopheles,
le femmine gravide possono svernare rimanendo inattive sia in ripari
naturali che artificiali e consumando lentamente le riserve adipose.
Aedes albopictus ,
invece, affida lo svernamento alle uova in diapausa, le quali sono
in grado di superare temperature di –5°C. In alcuni ambienti
urbani, Culex pipiens non presenta la diapausa invernale,
rimanendo attiva allo stadio di adulto all’interno delle abitazioni.
SCHEDE SPECIFICHE DELLE ZANZARE
Culex pipiens molestus
E’ la tipica zanzara di città, con
cui spesso conviviamo anche in inverno nelle nostre case. Non presenta
diapausa invernale e punge l’uomo prevalentemente negli ambienti
chiusi. E’ capace di sfruttare quasi ogni tipo di raccolta
d’acqua dolce per riprodursi, in particolare quelle ad elevato
carico organico come fognature, caditoie stradali, cisterne, fosse
assorbenti e canalizzazioni a cielo aperto, così come raccolte
d’acqua temporanea. In virtù della bassa capacità
di dispersione, C. pipiens presenta una distribuzione sul
territorio piuttosto irregolare, dato che risulta legata prevalentemente
alla presenza di focolai. Durante i mesi estivi il suo ciclo biologico
può compiersi in meno di due settimane. Nell’arco della
buona stagione possono aversi più di 10 generazioni.
Aedes caspius & Ae. Detritus
I focolai caratteristici di queste specie sono costituiti da pozze
o aree palustri retrodunali, con acque più o meno salmastre,
ma anche da canali di drenaggio, prati allagati ecc. Queste due
zanzare esercitano un’intensa azione ectoparassitaria, principalmente
diurna. Si tratta di specie antropofile, provviste di un’eccellente
capacità di dispersione, abilità che consente loro
di raggiungere i centri abitati partendo da focolai relativamente
distanti: possono coprire distanze superiori ai 20 km. Con l’estendersi
dell’urbanizzazione, anche in ex zone palustri, queste specie
sono diventate un vero e proprio problema territoriale.
Aedes geniculatus
Zanzara che in genere depone le uova nelle cavità degli alberi.
Per la limitatezza dei luoghi di sviluppo raramente raggiunge
densità tali da renderla nociva. Gli adulti si posso rinvenire
anche in città, nei parchi che ospitano alberi soggetti a
carie. Punge all’aperto nelle ore diurne.
Aedes vexans
Le larve si sviluppano preferibilmente in acque chiare nelle aree
soggette a inondazioni naturali. Specie antropofila, è attiva
sia di giorno che di notte e presenta nei nostri climi un picco
di sfarfallamento in primavera per poi scomparire in estate.
Aedes albopictus
E’ la cosiddetta “zanzara tigre”, che deve il
suo nome alla bandeggiatura bianca dei tarsi e dell’addome
che contrasta con il colore nero brillante del resto del corpo.
E’ una zanzara di provenienza asiatica, introdotta negli Stati
Uniti con il commercio dei copertoni usati, e di lì è
giunta in Italia. Nelle sue aree d’origine è una specie
tipicamente arboricola, che depone le uova all’interno delle
fessure del legno e nelle cavità degli alberi che sono soggetti
a ricorrenti allagamenti. La specie ha trovato però un habitat
di elezione negli ambienti urbani e suburbani, ove si riproduce
deponendo le uova preferibilmente all’interno di copertoni
di automobili, contenitori di acqua posti all’ombra e tombini.
Le uova, molto resistenti, possono restare vitali
per diversi mesi in attesa di essere sommerse per poi schiudersi.
Provoca punture molto dolorose. Larve e adulti della specie
possono essere rinvenuti generalmente fino alla fine di ottobre,
periodo in cui le femmine depongono le uova che superano la stagione
invernale. Le uova possono resistere a temperature perfino di –
5°C. La schiusa avviene tra la fine di aprile ed i primi di
maggio.
Tra le condizioni favorevoli alla schiusa delle uova vi sono l’abbondanza
di precipitazioni, una temperatura minima non inferiore a 10°C
ed un fotoperiodo di circa 13 ore. In occasione di stagioni particolarmente
sfavorevoli, la prima generazione larvale può ritardare la
sua apparizione al mese di giugno. A temperature medie di 25°C,
la durata del ciclo di sviluppo larvale varia tra 7 e 15 giorni.
Il numero delle generazioni stagionali varia molto in relazione
alle caratteristiche del focolaio e soprattutto,alla variazione
del livello dell’acqua nel focolaio stesso. Ad esempio la
caditoia di un tombino presente nel cortile interno di una abitazione
dove sovente si lava un’autovettura, costituisce un focolaio
dal quale possono originare in continuazione zanzare, anche in assenza
di precipitazioni atmosferiche.
Fino ad oggi le larve di Ae. albopictus sono state rinvenute
esclusivamente in focolai di acqua dolce di dimensioni ridotte,
con modesti contenuti di sostanza organica.
Poiché la diffusione della zanzara tigre nel nostro paese
è sostanzialmente legata al trasporto passivo di uova contenute
all’interno di copertoni usati ,
le colonie dell’insetto, come norma, hanno origine da pochi
individui. Durante la prima fase dell’infestazione i focolai
larvali sono limitati ai copertoni od a contenitori di varia natura
e poiché la densità delle alate non è ancora
elevata, l’infestazione può passare inosservata. Durante
le fasi successive queste popolazioni si diffondono attraverso il
volo degli adulti ad aree limitrofe, seguendo principalmente la
direzione dei venti dominanti: è stato stimato che la capacità
di spostamento degli adulti è di 2-2,5 km per anno. Una volta
che la densità della popolazione è cresciuta, generalmente
dopo un paio di stagioni, la colonizzazione comincia ad interessare
i tombini del sistema di raccolta delle acque di superficie, che
divengono i principali focolai larvali della specie. A questo punto
la densità della popolazione è tale da far sì
che il fastidio arrecato renda palese l’infestazione.
Culiseta annulata
Specie dalle dimensioni notevoli, può essere confusa con
zanzare del genere Aedes per la colorazione scura dell’addome
a bande trasversali chiare. Si trova in diversi ambienti naturali
ed artificiali, con una vegetazione acquatica molto ricca e con
materiale organico in decomposizione, in zone di piena luce od ombreggiate.
Gli adulti preferiscono pungere animali ma sono comunemente attratti
dall’uomo e dagli uccelli. Non è raro trovarla all’interno
delle abitazioni nei mesi autunnali. Le zanzare differiscono fortemente
fra loro per le abitudini e l’habitat preferito. La tabella
seguente fornisce alcune indicazioni specifiche relative a 24 specie
comuni di zanzare.
Specie
Habitat Larvale Periodo di attività Raggio di volo*
Aedes albopictus
CA, BA
G
90 – 270 mt
Ochlerotatus (formalmente Aedes) atlanticus/tormentor STB
C, G
0,5 – 1 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) canadensis
STB, FD, PAP
C, G
90 – 500 mt
Ochlerotatus (formalmente Aedes) fulvus pallens
STB
C, N, G
3 – 9 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) infirmatus
STB, M, LM, PAP C, G
250 – 800 mt
Ochlerotatus (formalmente Aedes) sollicitans
PAS
C, G
9 – 72 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) taeniorhynchus
PAS
C, N, G
9 – 72 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) triseriatus
BA, CA
G
0,5 – 1,5 km
Aedes vexans
AI, M, PI
C, N
1,5 – 9 km
Anopheles atropos
PAS
C, N
1,5 – 9 km
Anopheles bradleyi/crucians
PAS, PAP, ML
C
1,5 – 4 km
Anopheles punctpiennis
STB
C, N
90 – 500 mt
Anopheles quadrimaculatus
AI, M, ML
C
0,5 – 1,5 km
Coquillittida perturbans
VG, ML , FD
C
1,5 – 9 km
Culex erraticus
STB
N
90 – 500 mt
Culex nigrPIalpus
M, AI, FD
C
0,5 – 1,5 km
Culex pPIiens/quinquefasciatus
CA, BAL, PT
C, N
0,5 – 1 km
Culex restuans
STB, PT, FD
C, N
1,5 – 4 km
Culex salinarius
M, ML, PAP
C, N
0,5 – 9 km
Culiseta melanura
PAP, STB
C, N
0,5 – 1,5 km
Psorophora ciliata
STB
C, N
1,5 – 4 km
Psorophora columbiae
PI, R, PT
C, N
1,5 – 9 km
Psorophora ferox
STB
C, N
1,5 – 4 km
Psorophora howardii
STB, PL
C, N
1,5 – 4 km
Fonte: Jeff Brown, PHPM - *: Valore stimato di normali raggi di
volo. Per alcune specie la distribuzione stagionale può essere
superiore di 10volte questi valori.
Habitat:
•
CA: Contenitori artificiali
•
FD: Fosse di drenaggio
•
PAP: Paludi di acqua pulita
•
AI: Acque d’inondazione
•
STB: Stagni nel terreno boscoso
•
M: Marcite
•
PT: Pozze su terra
•
PI: Pascoli irrigui
•
ML: Margini di laghi
•
VG: Vegetazione galleggiante
•
R: Risaie
•
BAL: Bacini di acque luride
•
PAS: Paludi di acqua salata
•
PL: Pozze litoranee
•
BA: Buchi negli alberi
Periodo di attività:
•
C: Crepuscolo (alba e tramonto)
•
G: Giorno
•
N: Notte
ZANZARE LE MALATTIE
E LA MALARIA
Quando si parla di zanzare
si evoca subito l’immagine della malaria ,
quantomeno nelle persone più anziane che hanno vissuto la
loro infanzia nell’epoca in cui essa infieriva tormentava
il nostro paese. Occorre ricordare che questa malattia, considerata
oggi come “tropicale”, non è esclusivamente delle
regioni calde, ma ha infierito anche in Italia, così come
in molte altre zone temperate, per oltre 500 anni, dal VIII o VII
secolo a.C. fino a 40 anni fa. L’ultimo episodio autoctono
risale al 1951, in Sicilia. La malaria ha ucciso milioni di persone,
rendendo inabitabili zone altrimenti produttive, facendo fuggire
intere popolazioni da terre fertili e influendo così sulla
nostra storia e sulla nostra civiltà. Basti pensare che ben
21 papi e 69 eminenze, tra cardinali,vescovi e monsignori, sono
morti di malaria. Bastava che
un papa mettesse il naso fuori dal Vaticano per recarsi a benedire
le messi, o per altra sua incombenza, durante il periodo estivo-autunnale
nella diocesi di Fiumicino o di
Terracina, per tornarsene a casa febbricitante se non morente. Per
citare solo alcune delle personalità famose morte di malaria
in Italia, ricorderemo che Guido Cavalcanti e Pia de’ Tolomei
furono
esiliati entrambi nelle paludi della Maremma Toscana e
vi morirono in ancor giovane età di perniciosa malaria; che
Caravaggio ,
uno dei più grandi pittori mai esistiti,fu abbandonato febbricitante,dall’equipaggio
della nave che lo trasportava, sulla spiaggia di Port’Ercole
ed ivi morì. Che Anita Garibaldi, braccata
dai soldati del Papa nella pineta di Ravenna, morì anch’essa
di malaria tra le braccia del marito che, dovendo fuggire, non poté
neppure seppellirla; e che forse lo stesso Dante morì
di malaria a Ravenna. Esistono anche altre forme di malaria oltre
quella umana. C’è infatti la malaria degli uccelli,
quella delle scimmie, quella dei roditori, degli anfibi, dei rettili.
Sono tutte trasmesse da varie specie di zanzare. Alcune specie di
anofeli, vettori di malaria all’uomo, sono ancora presenti
sul territorio nazionale. Anche se nella maggior parte dei casi
esse non raggiungono densità epidemiologicamente preoccupanti,
si impone una stretta sorveglianza del cosiddetto “anofelismo
residuo”,nell’eventualità che la malaria venga
reintrodotta nel nostro paese. Ma le zanzare, oltre alla malaria,
trasmettono numerose altre malattie. Basti pensare, per esempio,
al mondo dei virus: le zanzare sono gli agenti di trasmissione di
patologie molto gravi quali la febbre gialla, alcune encefaliti,
spesso mortali sia dell’uomo che degli animali domestici.
E ancora molte altre malattie febbrili come la Dengue ,
detta “malattia rompi-ossa” per la forte spossatezza
che provoca. Fra tutte queste ricordiamo che la febbre gialla, oggi
ben controllata grazie ad un efficace vaccino reso obbligatorio
dai regolamenti sanitari internazionali per chi si reca nelle zone
a rischio dell’Africa e delle Americhe, ha provocato nel passato
milioni di morti. Un altro gruppo di malattie che vogliamo ricordare
è quello delle filariosi. Le filarie sono degli elminti o
vermi, così chiamati perché filiformi, che vivono
in alcuni animali e per alcune specie anche nell’uomo. Questi
liberano nel sangue microscopici embrioni, detti microfilarie, che
circolano così in tutto il corpo. Quando una zanzara succhia
il sangue di un soggetto parassitato, si carica di microfilarie
che potrà poi trasmettere ad un soggetto sano al prossimo
rifornimento di sangue. A livello mondiale ci sono circa 200 milioni
di persone affette da filariasi, molte anche in forma grave, conosciuta
come elefantiasi delle gambe e dei genitali. Fortunatamente questa
parassitosi è diffusa solo nelle zone tropicali. Da noi esistono
filarie trasmesse da zanzare che abitualmente colpiscono il cane
ma tuttavia, sebbene solo accidentalmente, possano colpire anche
l’uomo. Si tratta delle dirofilarie. Se ne conoscono in Italia
due specie distinte: una (Dirofilaria immitis)
che si localizza all’interno del cuore del cane, mentre l’altra
(Dirofilaria repens), si localizza nel tessuto sottocutaneo.
Combattere le ZANZARE
(DIPTERA CULICIDAE)
La lotta alla zanzara può
essere attuata sia con metodi biologici o chimici che con strumenti
operativi. Tuttavia non esiste una soluzione ideale e unica. L’uso
di
mezzi chimici impiegati nella maggior parte delle realtà,
ha determinato i danni tossicologici ben noti e ha creato, al contempo,
specie resistenti ai prodotti medesimi. I tentativi di lotta biologica
sono ancora ben lontani dall’auspicato successo su larga scala,
spesso perché non esistono le condizioni ambientali idonee
a consentire la riuscita dell'intervento.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli habitat favorevoli allo
sviluppo delle varie specie, anche grazie alla difficile sopravvivenza
negli stessi ambienti dei loro predatori o antagonisti. Ed è
proprio questo il punto fondamentale: è necessario individuare
le condizioni ambientali che favoriscono la presenza della zanzara
che non deve essere
più vista come fatto "naturale" (la zanzara c'è
sempre stata) ma come il risultato della presenza di acqua stagnante
indispensabile per lo sviluppo della specie.
MISURE PREVENTIVE
CONTRO LE ZANZARE
Bonifica ambientale
Ogni intervento teso al risanamento igienico del territorio può
definirsi "bonifica ambientale". Con esso si avrebbe un
miglioramento dell’ambiente attualmente degradato dall’intensa
urbanizzazione e dalla troppo spesso incontrollata attività
industriale ed agricola.
L’alterazione dell’ambiente è causato dall’inquinamento
delle acque comprese
le falde più superficiali dall’accumulo dei rifiuti
dell'attività umana e dall’inquinamento dell'atmosfera.
La conseguente alterazione degli equilibri ecologici ha favorito
l'impianto e lo sviluppo di antagonisti dell'uomo come la zanzara.
Occorre perciò risanare il più possibile l’ambiente
per eliminare le condizioni favorevoli all’insorgere di questi
ed altri fastidiosi parassiti. L’attività di bonifica
del territorio rappresenta per il futuro la chiave di volta per
tutti i grandi problemi connessi all'igiene ambientale. Ogni altra
iniziativa che ricerchi soluzioni diverse, potrà conseguire
soltanto risultati parziali, con benefici immediati ma non duraturi.
In concreto, nella bonifica ambientale, occorre limitare al massimo
ogni possibile causa d'impianto, di attrazione o di perpetuazione
della zanzara sia per quanto concerne i
luoghi di rifugio delle forme adulte che i focolai larvali
A ) Forme adulte
• eliminazione della fitta vegetazione acquatica o di ripa
infestante le rive dei fiumi, canali, fossi e scoli nei tratti scoperti
urbani o della immediata periferia (sfalcio
periodico);
• eliminazione della vegetazione infestante i lotti di terreno
a destinazione edilizia o comunque non utilizzati (diserbo).
L ) Focolai larvali
• eliminazione di tutti i ristagni d'acqua nell'area urbana
ed extra urbana, in particolare quelli luridi;
• controllo periodico e pulizia delle vasche biologiche e di
ogni altra raccolta lurida legata all'area abitata;
• controllo ed eliminazione dei ristagni luridi originati nei
pressi di raccolte di rifiuti, di concimaie o di ogni altro accumulo
organico;
• controllo degli scantinati allagati, anche e soprattutto
negli stabili in costruzione, seguito, dove possibile, dall'eliminazione
del ristagno d'acqua;
• controllo delle condotte di smaltimento idrico sotterraneo
(fognature) e in modo particolare, delle caditoie sia pubbliche
che private;
• controllo ed eliminazione sistematica di tutte le piccole
raccolte liquide in recipienti destinate ad uso domestico (acque
piovane) o ad usi fertirrigui (orti e giardini).
LOTTA BIOLOGICA
CONTRO LE ZANZARE
Per lotta biologica si intende
l'utilizzo di due specie viventi, una delle quali utile all’uomo
e l'altra dannosa. l risultati della competizione tra due organismi
sono di
grande interesse e vengono studiati a fondo come uno dei meccanismi
della selezione naturale. In pratica si cerca di sfruttarne gli
aspetti utili per combattere gli organismi
dannosi all'economia, al benessere ed alla salute dell'uomo (la
cosiddetta lotta biologica).
Nelle applicazioni pratiche sono noti casi clamorosi di risultati
positivi ma anche di disastrosi fallimenti
In questa sede citiamo un unico semplice caso che ha dato un risultato
parzialmente utile in diverse parti del mondo nella lotta biologica
contro la zanzara. Ci riferiamo all’utilizzo di Gambusia affinis
,
vorace pesce predatore di tutte le forme preimmaginali dell'insetto
in questione, introdotta in Italia attorno agli anni ’20 per
la lotta alla malaria. Questo pesciolino, dotato di elevata capacità
riproduttiva e buona resistenza agli stress da variazioni di temperatura,
salinità e contenuto organico dell’acqua, ha spiccate
caratteristiche predatorie e una fame insaziabile. In acque con
vegetazione sommersa non molto fitta e scarsità di cibo il
pesciolino in questione riesce a svolgere un importante ruolo di
contenimento mentre, in acque con ricca vegetazione e abbondanza
di cibo, la sua azione predatoria può risultare insufficiente.
La Gambusia è un predatore specificoma non “esclusivo”.
Le abitudini alimentari di ogni specie predatore o parassita si
dirigono verso una determinata fonte. Se questa viene a mancare,
l'individuo si rivolge a fonti alternative. Di fatto, la Gambusia,
esaurito il pasto elettivo -le larve di zanzara-, si nutre di qualsiasi
altra forma vivente, facendo il vuoto attorno a sé ed eliminando
ogni specie vivente nella nicchia acquatica ospitante.
La lotta biologica è quindi un'arma da adoperare con la massima
attenzione, per evitare squilibri o rotture che compromettano l’intero
sistema biologico. Le prospetti- ve tuttavia sono tante ed
in chiave applicativa addirittura affascinanti. L’entomologia,
con l'ingegneria genetica, la fisica, la chimica, la biologia e
l'ecologia, stanno aprendo orizzonti davvero interessanti. Incoraggianti
sono altre sofisticate tecnologie già sperimentate e prossime
alle fasi di collaudo, da definirsi
biotecniche più che lotte biologiche nel significato scientifico
del termine. Le tecniche sino ad oggi messe a punto ed impiegate,
si discostano però dal vero significato di lotta biologica.
Esse, infatti, hanno copiato solo alcuni meccanismi che agiscono
in natura tra gli esseri viventi, riproducendo artificialmente sostanze
chimiche proprie del ciclo biologico di un particolare microrganismo.
Alcune di queste tecniche possono essere impiegate con successo.
Tuttavia occorre
tener presente che, da sole, non possono ancora considerarsi vincenti
poiché la loro efficacia può essere fortemente limitata
dal mutare delle condizioni dell'ambiente. Utilizzando il meglio
di ogni strumento attualmente a disposizione si può arrivare
ad un soddisfacente controllo degli insetti infestanti rispettando
gli equilibri ecologici e tenendo conto di ogni singola situazione
ambientale.
LOTTA INTEGRATA
La lotta integrata può
essere definita come l'insieme delle tecniche di controllo di un
componente dell'ecosistema, nocivo o molesto per l'uomo, per le
piante o per gli animali. La lotta integrata è attuata con
mezzi biologici (parassiti, predatori, ecc.) e di bonifica del substrato,
"integrandone" l'efficacia con interventi chimici guidati,
con l’intento di incidere e di interferire il meno possibile
sugli equilibri biologici naturali.
Questa metodica di intervento "a più livelli" viene
oggi guardata con molte speranze, come mezzo capace di rimediare
in parte ai danni profondi apportati all'ecosfera da
interventi chimici indiscriminati. Lo strumento chimico viene perciò
adoperato con un’attenzione tale da consentire il progressivo
e lento riequilibrio dei rapporti fra elementi viventi, pur nella
consapevolezza di un impossibile ritorno allo stato naturale iniziale.
In particolare, nel caso della zanzara, il risanamento di un ambiente
acquatico potrebbe prevedere l'utilizzo di numerosi generi di ittiofauna
come la Gambusia, il Leuciscus,
il
Ciprinus, o
di generi di Artropodi come la Daphnia o il Cyclops, tali
da conseguire un conveniente controllo delle fasi preimmaginali.
Sfarfallamenti da habitat diversi potrebbero invece essere
più facilmente dominati con l'integrante intervento chimico,
condotto con l'impiego di composti mirati. La fase di controllo
diretto sulle zanzare prende il nome di lotta guidata
e fa uso dell'intervento chimico (impiegando i prodotti
più idonei e a minor impatto ambientale) direttamente mirato
al focolaio d'infestazione nei tempi appropriati. L’impatto
ambientale degli insetticidi può essere ridotto notevolmente
qualora vengano seguite alcune regole fondamentali:
• adozione di principi attivi altamente mirati alla specie;
• scelta oculata e scientificamente corretta dei formulati;
• preferenza delle azioni preventive rivolte verso la nicchia
di sviluppo (lotta larvicida).
Quest'ultimo punto soddisfa una precisa esigenza di ordine ecologico,
in quanto è sempre conveniente agire sull'antagonista quando
è nel momento di massima densità
ecologica. In una raccolta d'acqua, spesso di piccolissime dimensioni,
possono proliferare migliaia di larve che, divenute adulti (esuviazione),
sono in grado di disperdersi su ampi territori, a volte estesi decine
di chilometri quadrati. Questa forma di controllo interviene sulle
larve. L’azione adulticida è accettabile unicamente
in presenza di specie portatrici di malattie, soprattutto quando
è impossibile intervenire sui focolai larvali, perché
irraggiungibili o irriconoscibili. L'intervento adulticida andrebbe
pertanto visto, in ambito urbano (Culex pipiens molestus) , solamente
come strumento di supporto all'intervento antilarvale ed eventualmente
programmato esclusivamente per le forme svernanti nelle fosse settiche
o nelle fognature. |
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