è un prodotto NATURDIETA
antizanzare naturale
manplus

Zetastop è un alimento comletamente naturale antizanzare. Il primo prodotto erboristico alimentare specifico contro le zanzare. La sua formulazione lo rende un ottimo antizanzare naturale, un rimedio naturale per combattere la fastidiosa " caccia " delle zanzare. Compresse naturali al 100% per tenere lontano le zanzare. L'antizanzare innovativo ed efficace.


ZETASTOP L'ANTIZANZARE NATURALE


   

La Zanzara e la sua storia

   
         
 

BIOLOGIA DELLE ZANZARE. L'insetto ZANZARA

I Ditteri


Le zanzare sono Insetti che appartengono all’Ordine dei ditteri, che comprende altre specie di grande importanza  economica e sanitaria quali mosche, tafani, flebotomi.
All’interno dell’ordine, le specie sono suddivise in tre principali sottordini. Il primo è quello dei Nematoceri specie di zanzara - nematoceri, nome che sta a indicare la presenza di antenne filiformi. E' questo il sottordine più primitivo, che comprende specie di estrema rilevanza quali: le zanzare, i ceratopogonidi specie di zanzara - ceratopogonidi, i flebotomi specie di zanzara - flebotomi, le tipule specie di zanzara - tipule e i chironomidi. specie di zanzara - chironomidi
Il secondo sottordine è quello dei Brachiceri. sottordine delle zanzare i brachieri Il nome indica  la presenza di antenne corte, comprendente specie con il corpo solitamente tozzo. Tra queste le più importanti sono le mosche e i tafani.Vi è poi un terzo sottordine, quello dei Ciclorrafi, a cui appartengono le specie più evolute. Tra quelle che rivestono un'importanza economica citiamo la Mosca della Frutta (Drosophila melanogaster) mosca della frutta.Sebbene spesso si generi qualche confusione con altri insetti simili alle zanzare (ad esempio: tipule e flebotomi), in questa sede ci occuperemo esclusivamente delle zanzare propriamente dette, ossia quelle comprese all'interno della famiglia dei Culicidi. Fanno parte di questa famiglia quasi 3000 specie diffuse in tutto il mondo, una quarantina delle quali sono presenti in Italia.


Morfologia delle zanzare


Le zanzare adulte presentano un corpo assai esile, con zampe lunghe e sottili, mentre le ali, che durante il riposo sono portate una sull'altra parallelamente al dorso,possiedono venature e bordo posteriore coperti di squame. Esistono notevoli differenze fra i due sessi, dovute alle diverse funzioni cui gli individui sono deputati. I maschi si nutrono infatti essenzialmente di nettari, liquidi zuccherini ed altri liquidi organici quali, ad esempio, deiezioni e liquidi provenienti dalla decomposizione di composti organici. Anche le femmine femmina di zanzara si nutrono di tali sostanze ma necessitano di almeno un pasto di sangue per la maturazione delle uova. Perciò il loro apparato boccale è adattato alla perfezione all’espletamento di questa funzione ed è di tipo pungente succhiatore. E’ costituito da un labbro superiore, denominato labrum, allungato e piegato verso il basso, che costituisce il canale alimentare che permette al sangue di affluire, dalle mandibole e dalle mascelle sottili a forma di stiletto e da un labbro inferiore, denominato labium, anch’esso lungo, scanalato in modo da raccogliere le parti appena citate. Alle mandibole e alle mascelle è deputata la funzione di pungere la vittima, mentre l’ipofaringe, trasformata in stiletto, ed il labbro superiore penetrano nella ferita. Durante l’atto pungente, il labbro inferiore si ripiega su se stesso. E’ importante notare che, viste le ridotte dimensioni della ferita, il sangue tenderebbe a coagulare in breve tempo, se non fosse per la presenza di ghiandole salivari situate nel primo segmento del torace ed in grado di secernere una sostanza anticoagulante. E’ proprio questa sostanza a causare le tipiche irritazioni sulla cute umana. Le zanzare adulte di entrambi i sessi sono provviste di antenne allungate costituite da 15 segmenti. Nei maschi tali antenne sono assai visibili e presentano un aspetto piumoso; sono infatti coperte da peli piuttosto lunghi. Nelle femmine le antenne risultano assai meno appariscenti, essendo ricoperte da peli nettamente più corti.


Larve e pupe nelle zanzare


Gli stadi larvali delle zanzare sono acquatici ma respirano ossigeno atmosferico. Esse possiedono un corpo rivestito di ciglia, caratteristica che conferisce loro un aspetto peloso. L’apparato boccale è di tipo masticatore e permette alle larve di nutrirsi di alghe e detriti vari. Gli stigmi, cui è deputata la f unzione respiratoria, sono situati all’estremità posteriore dell’addome. Come si vedrà in seguito, la differente collocazione degli stigmi contraddistingue le larve delle due principali sottofamiglie.
Le larve sono apode larva, e cioè prive di zampe, ma si spostano velocemente nell’acqua con caratteristici movimenti addominali. Anche le ninfe o pupe sono acquatiche. Si tratta di forme attive che salgono spesso in superficie per respirare. In questa forma non si osserva una distinzione netta tra capo e torace, che risultano f usi insieme a formare il cosiddetto cefalotorace. L’addome è ripiegato su se stesso, il che
conferisce alle ninfe un caratteristico aspetto a virgola.

 

 

Classificazione delle zanzare italiane


Le zanzare sono suddivise in cinque diverse sottofamiglie ma solo le specie appartenenti a quelle degli Anofelini e dei Culicini sottofamiglie delle zanzare presentano un’importanza economica e sanitaria. Esistono caratteri che permettono di attribuire le specie all’una o all’altra delle sottofamiglie. La maggior parte dei caratteri sono visibili al microscopio ma ne esistono alcuni macroscopici, che possono essere notati da chiunque. Per le zanzare adulte, quello più evidente riguarda la posizione di riposo. Gli Anofelini, infatti, formano con l’asse del corpo un angolo con la superficie su cui sono posati, mentre i Culicini presentano il corpo parallelo al substrato. Le larve degli Anofelini si presentano prive del sifone o cornetto respiratorio, organo invece presente nelle larve dei Culicini. L’assenza di tale organo fa sì che le larve degli Anofelini per respirare debbano porre a contatto con la superficie dell’acqua la parte ventrale del corpo, ove sono disposti gli stigmi, assumendo così una posizione parallela alla superficie dell’acqua. Le larve dei Culicini hanno gli stigmi sull’estremità del sifone, caratteristica che permette loro di respirare a testa in giù, con il corpo nettamente
inclinato rispetto alla superficie dell’acqua.


Ciclo biologico della zanzara


Per esporre in modo sintetico il ciclo biologico delle principali specie di zanzare presenti nel nostro paese, è necessario operare una distinzione fra i tre principali generi cui esse appartengono, ossia Culex zanzara culex ed Aedes zanzara Aedes, appartenenti entrambi ai Culicini, ed Anopheles zanzara Anopheles, appartenente invece agli Anofelini. Le specie del genere Culex depongono le uova esclusivamente sull’acqua, incollate le une alle altre in modo da formare delle conformazioni tipiche dette “zattere”, contenenti 100-200 elementi. Alla schiusa, sotto la pressione delle larvette, la parte inferiore si apre in modo che queste ultime si vengano a trovare in acqua. Le zanzare del genere Aedes depongono, invece, le uova singolarmente sul terreno umido, dove possono rimanere quiescenti a lungo. Le uova di queste specie presentano spesso una notevole resistenza all’essiccazione. Con l’immersione si determina la sequenza di stimoli che provoca la schiusa nell’arco delle 24 ore. ciclo biologico della zanzara
Le specie del genere Anopheles depongono singolarmente sull’acqua caratteristiche uova galleggianti. Per tutte le specie di Culicidi il ciclo biologico si compone di
una fase acquatica con il passaggio attraverso alcuni stadi larvali e uno di pupa. La durata della vita larvale varia a seconda della specie e della temperatura. A titolo di
esempio, le larve della zanzara più comune in città, Culex pipiens La puntura fastidiosa della zanzara Culex pipiens, durante l’estate impiegano mediamente due settimane a completare il ciclo ed attraversano tre mute prima di assumere l’abito di ninfa: gli stadi larvali sono perciò quattro.Verso la fine della vita larvale, le larve cessano di nutrirsi e si dispongono sotto il pelo dell’acqua contraendosi aritmicamente. Tali contrazioni permettono alle larve di  liberarsi dell’abito larvale, assumendo così quello di ninfa o pupa. La vita allo stadio pupale è solitamente breve, della durata di circa due giorni, al termine della quale la ninfa, che a questo punto presenta una colorazione piuttosto scura, si dispone sul pelo dell’acqua. L’involucro della pupa si lacera sul dorso e fuoriesce l’adulto ancora incapace di volare. Esso rimane sulla superficie dell’acqua finché le ali non abbiano assunto la rigidità sufficiente per consentire loro di volare, cosa che avviene in un tempo solitamente breve. L’involucro pupale resta sulla superficie dell’acqua, testimoniando la presenza di larve ormai divenuti adulti.
Gli adulti sono attivi generalmente durante le ore crepuscolari o notturne,trascorrendo le ore di luce nella vegetazione o riparati in anfratti di vario tipo. Gli accoppiamenti avvengono in volo, secondo tempi e rituali ben precisi a seconda delle specie. Si formano grandi sciami di maschi, ai quali successivamente si uniscono le femmine. Da questo punto di vista le zanzare vengono distinte in specie eurigame,che hanno bisogno di grandi spazi per formare gli sciami ed accoppiarsi e stenogame, in grado di accoppiarsi anche in spazi ristretti, incluse le gabbie di laboratorio.
Le femmine scelgono con grande cura il luogo di deposizione delle uova. Ciascuna specie ha infatti il suo ambiente di elezione. Fattori importanti per la scelta sono la temperatura, il contenuto di sostanza organica e la salinità dell’acqua. A titolo di esempio, acque limpide con temperature al di sotto dei 18°C tendono a favorire la forma ornitofila di Culex pipiens La zanzara culex hortensise Culex hortensis, mentre via via che la temperatura e la sostanza organica aumentano si assiste alla colonizzazione ed al predominio della forma antropofila di Culex pipiens. Poche specie riescono a sviluppare le larve nelle pozze di  acqua salmastra presenti sulle scogliere: tra di esse, soprattutto Aedes mariae e Ae. Zammittii.  Infine, le cosiddette zanzare arboricole, tra le quali annoveriamo Aedes albopictus Zanzara aedes albopictus, Aedes geniculatus Zanzara Aedes Geniculatosed Anopheles plumbeus, Zanzara Anopheles plumbeus sono così chiamate perché trovano condizioni particolarmente favorevoli all’interno delle cavità degli alberi ove i ristagni d’acqua si riempiono delle sostanze prodotte dalla macerazione del legno. La composizione chimica dell’acqua presente all’interno di queste cavità la rende inadatta ad ospitare altre specie. In generale, durante la stagione estiva, la vita di una zanzara è di 3-4 settimane, più breve nel maschio che nella femmina. Ogni femmina può deporre più gruppi di uova nell’arco di una vita, previa assunzione del pasto di sangue. Con l’arrivo della stagione fredda, le zanzare mettono in atto varie strategie per consentire alla specie di superare l’inverno. Lo svernamento in diapausa delle zanzare può  avvenire allo stadio di uovo, di larva o di adulto. In quest’ultimo caso, ad esempio nei generi Culex e Anopheles, le femmine gravide possono svernare rimanendo inattive sia in ripari naturali che artificiali e consumando lentamente le riserve adipose. Aedes albopictus Zanzara Aedes Albopictus, invece, affida lo svernamento alle uova in diapausa, le quali sono in grado di superare temperature di –5°C. In alcuni ambienti urbani, Culex pipiens non presenta la diapausa invernale, rimanendo attiva allo stadio di adulto all’interno delle abitazioni.


SCHEDE SPECIFICHE DELLE ZANZARE
Culex pipiens molestus


E’ la tipica zanzara di città, con zanzara di città
cui spesso conviviamo anche in inverno nelle nostre case. Non presenta diapausa invernale e punge l’uomo prevalentemente negli ambienti chiusi. E’ capace di sfruttare quasi ogni tipo di raccolta d’acqua dolce per riprodursi, in particolare quelle ad elevato carico organico come fognature, caditoie stradali, cisterne, fosse assorbenti e canalizzazioni a cielo aperto, così come raccolte d’acqua temporanea. In virtù della bassa capacità di dispersione, C. pipiens presenta una distribuzione sul territorio piuttosto irregolare, dato che risulta legata prevalentemente alla presenza di focolai. Durante i mesi estivi il suo ciclo biologico può compiersi in meno di due settimane. Nell’arco della buona stagione possono aversi più di 10 generazioni.
Aedes caspius & Ae. Detritus
la puntura della zanzara

I focolai caratteristici di queste specie sono costituiti da pozze o aree palustri retrodunali, con acque più o meno salmastre, ma anche da canali di drenaggio, prati allagati ecc. Queste due zanzare esercitano un’intensa azione ectoparassitaria, principalmente diurna. Si tratta di specie antropofile, provviste di un’eccellente capacità di dispersione, abilità che consente loro di raggiungere i centri abitati partendo da focolai relativamente distanti: possono coprire distanze superiori ai 20 km. Con l’estendersi dell’urbanizzazione, anche in ex zone palustri, queste specie sono diventate un vero e proprio problema territoriale.

Aedes geniculatus


Zanzara che in genere depone le uova nelle cavità degli alberi. Per la limitatezza dei  luoghi di sviluppo raramente raggiunge densità tali da renderla nociva. Gli adulti si posso rinvenire anche in città, nei parchi che ospitano alberi soggetti a carie. Punge all’aperto nelle ore diurne.

Aedes vexans la zanzara Aedes Vexsans
Le larve si sviluppano preferibilmente in acque chiare nelle aree soggette a inondazioni naturali. Specie antropofila, è attiva sia di giorno che di notte e presenta nei nostri climi un picco di sfarfallamento in primavera per poi scomparire in estate.
Aedes albopictus la zanzara Aedes Albopictus
E’ la cosiddetta “zanzara tigre”, che deve il suo nome alla bandeggiatura bianca dei tarsi e dell’addome che contrasta con il colore nero brillante del resto del corpo. E’ una zanzara di provenienza asiatica, introdotta negli Stati Uniti con il commercio dei copertoni usati, e di lì è giunta in Italia. Nelle sue aree d’origine è una specie tipicamente arboricola, che depone le uova all’interno delle fessure del legno e nelle cavità degli alberi che sono soggetti a ricorrenti allagamenti. La specie ha trovato però un habitat di elezione negli ambienti urbani e suburbani, ove si riproduce deponendo le uova preferibilmente all’interno di copertoni di automobili, contenitori di acqua posti all’ombra e tombini. Le uova, molto resistenti, possono restare vitali
per diversi mesi in attesa di essere sommerse per poi schiudersi. Provoca punture molto dolorose. Larve e adulti della specie possono essere rinvenuti generalmente fino alla fine di ottobre, periodo in cui le femmine depongono le uova che superano la stagione invernale. Le uova possono resistere a temperature perfino di – 5°C. La schiusa avviene tra la fine di aprile ed i primi di maggio.
Tra le condizioni favorevoli alla schiusa delle uova vi sono l’abbondanza di precipitazioni, una temperatura minima non inferiore a 10°C ed un fotoperiodo di circa 13 ore. In occasione di stagioni particolarmente sfavorevoli, la prima generazione larvale può ritardare la sua apparizione al mese di giugno. A temperature medie di 25°C, la durata del ciclo di sviluppo larvale varia tra 7 e 15 giorni. Il numero delle generazioni stagionali varia molto in relazione alle caratteristiche del focolaio e soprattutto,alla variazione del livello dell’acqua nel focolaio stesso. Ad esempio la caditoia di un tombino presente nel cortile interno di una abitazione dove sovente si lava un’autovettura, costituisce un focolaio dal quale possono originare in continuazione zanzare, anche in assenza di precipitazioni atmosferiche.
Fino ad oggi le larve di Ae. albopictus sono state rinvenute esclusivamente in focolai di acqua dolce di dimensioni ridotte, con modesti contenuti di sostanza organica.
Poiché la diffusione della zanzara tigre nel nostro paese è sostanzialmente legata al trasporto passivo di uova contenute all’interno di copertoni usati Le zanzare si annidano anche dove  ci sono i copertoni, le colonie dell’insetto, come norma, hanno origine da pochi individui. Durante la prima fase dell’infestazione i focolai larvali sono limitati ai copertoni od a contenitori di varia natura e poiché la densità delle alate non è ancora elevata, l’infestazione può passare inosservata. Durante le fasi successive queste popolazioni si diffondono attraverso il volo degli adulti ad aree limitrofe, seguendo principalmente la direzione dei venti dominanti: è stato stimato che la capacità di spostamento degli adulti è di 2-2,5 km per anno. Una volta che la densità della popolazione è cresciuta, generalmente dopo un paio di stagioni, la colonizzazione comincia ad interessare i tombini del sistema di raccolta delle acque di superficie, che divengono i principali focolai larvali della specie. A questo punto la densità della popolazione è tale da far sì che il fastidio arrecato renda palese l’infestazione.
Culiseta annulata zanzara Culiseta annulata
Specie dalle dimensioni notevoli, può essere confusa con zanzare del genere Aedes per la colorazione scura dell’addome a bande trasversali chiare. Si trova in diversi ambienti naturali ed artificiali, con una vegetazione acquatica molto ricca e con materiale organico in decomposizione, in zone di piena luce od ombreggiate. Gli adulti preferiscono pungere animali ma sono comunemente attratti dall’uomo e dagli uccelli. Non è raro trovarla all’interno delle abitazioni nei mesi autunnali. Le zanzare differiscono fortemente fra loro per le abitudini e l’habitat preferito. La tabella seguente fornisce alcune indicazioni specifiche relative a 24 specie comuni di zanzare.
Specie
Habitat Larvale Periodo di attività Raggio di volo*
Aedes albopictus
CA, BA
G
90 – 270 mt
Ochlerotatus (formalmente Aedes) atlanticus/tormentor STB
C, G
0,5 – 1 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) canadensis
STB, FD, PAP
C, G
90 – 500 mt
Ochlerotatus (formalmente Aedes) fulvus pallens
STB
C, N, G
3 – 9 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) infirmatus
STB, M, LM, PAP C, G
250 – 800 mt
Ochlerotatus (formalmente Aedes) sollicitans
PAS
C, G
9 – 72 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) taeniorhynchus
PAS
C, N, G
9 – 72 km
Ochlerotatus (formalmente Aedes) triseriatus
BA, CA
G
0,5 – 1,5 km
Aedes vexans
AI, M, PI
C, N
1,5 – 9 km
Anopheles atropos
PAS
C, N
1,5 – 9 km
Anopheles bradleyi/crucians
PAS, PAP, ML
C
1,5 – 4 km
Anopheles punctpiennis
STB
C, N
90 – 500 mt
Anopheles quadrimaculatus
AI, M, ML
C
0,5 – 1,5 km
Coquillittida perturbans
VG, ML , FD
C
1,5 – 9 km
Culex erraticus
STB
N
90 – 500 mt
Culex nigrPIalpus
M, AI, FD
C
0,5 – 1,5 km
Culex pPIiens/quinquefasciatus
CA, BAL, PT
C, N
0,5 – 1 km
Culex restuans
STB, PT, FD
C, N
1,5 – 4 km
Culex salinarius
M, ML, PAP
C, N
0,5 – 9 km
Culiseta melanura
PAP, STB
C, N
0,5 – 1,5 km
Psorophora ciliata
STB
C, N
1,5 – 4 km
Psorophora columbiae
PI, R, PT
C, N
1,5 – 9 km
Psorophora ferox
STB
C, N
1,5 – 4 km
Psorophora howardii
STB, PL
C, N
1,5 – 4 km
Fonte: Jeff Brown, PHPM - *: Valore stimato di normali raggi di volo. Per alcune specie la distribuzione stagionale può essere
superiore di 10volte questi valori.
Habitat:

CA: Contenitori artificiali

FD: Fosse di drenaggio

PAP: Paludi di acqua pulita

AI: Acque d’inondazione

STB: Stagni nel terreno boscoso

M: Marcite

PT: Pozze su terra

PI: Pascoli irrigui

ML: Margini di laghi

VG: Vegetazione galleggiante

R: Risaie

BAL: Bacini di acque luride

PAS: Paludi di acqua salata

PL: Pozze litoranee

BA: Buchi negli alberi
Periodo di attività:

C: Crepuscolo (alba e tramonto)

G: Giorno

N: Notte

ZANZARE LE MALATTIE E LA MALARIA

Quando si parla di zanzare si evoca subito l’immagine della malaria le zanzare e la malaria, quantomeno nelle persone più anziane che hanno vissuto la loro infanzia nell’epoca in cui essa infieriva tormentava il nostro paese. Occorre ricordare che questa malattia, considerata oggi come “tropicale”, non è esclusivamente delle regioni calde, ma ha infierito anche in Italia, così come in molte altre zone temperate, per oltre 500 anni, dal VIII o VII secolo a.C. fino a 40 anni fa. L’ultimo episodio autoctono risale al 1951, in Sicilia. La malaria ha ucciso milioni di persone, rendendo inabitabili zone altrimenti produttive, facendo fuggire intere popolazioni da terre fertili e influendo così sulla nostra storia e sulla nostra civiltà. Basti pensare che ben 21 papi e 69 eminenze, tra cardinali,vescovi e monsignori, sono morti di malaria. Bastava che
un papa mettesse il naso fuori dal Vaticano per recarsi a benedire le messi, o per altra sua incombenza, durante il periodo estivo-autunnale nella diocesi di Fiumicino o di
Terracina, per tornarsene a casa febbricitante se non morente. Per citare solo alcune delle personalità famose morte di malaria in Italia, ricorderemo che Guido Cavalcanti e Pia de’ Tolomei pia de tolomei furono esiliati entrambi nelle paludi della Maremma Toscana La presenza delle zanzare nella maremma toscana e vi morirono in ancor giovane età di perniciosa malaria; che Caravaggio Carvaggio le zanzare  e la malaria, uno dei più grandi pittori mai esistiti,fu abbandonato febbricitante,dall’equipaggio della nave che lo trasportava, sulla spiaggia di Port’Ercole ed ivi morì. Che Anita Garibaldi, anita garibaldi le zanzare e la malaria braccata dai soldati del Papa nella pineta di Ravenna, morì anch’essa di malaria tra le braccia del marito che, dovendo fuggire, non poté neppure seppellirla; e che forse lo stesso Dante Dante morì a causa della malaria morì di malaria a Ravenna. Esistono anche altre forme di malaria oltre quella umana. C’è infatti la malaria degli uccelli, quella delle scimmie, quella dei roditori, degli anfibi, dei rettili. Sono tutte trasmesse da varie specie di zanzare. Alcune specie di anofeli, vettori di malaria all’uomo, sono ancora presenti sul territorio nazionale. Anche se nella maggior parte dei casi esse non raggiungono densità epidemiologicamente preoccupanti, si impone una stretta sorveglianza del cosiddetto “anofelismo residuo”,nell’eventualità che la malaria venga reintrodotta nel nostro paese. Ma le zanzare, oltre alla malaria, trasmettono numerose altre malattie. Basti pensare, per esempio, al mondo dei virus: le zanzare sono gli agenti di trasmissione di patologie molto gravi quali la febbre gialla, alcune encefaliti, spesso mortali sia dell’uomo che degli animali domestici. E ancora molte altre malattie febbrili come la Dengue malattia rompi ossa, detta “malattia rompi-ossa” per la forte spossatezza che provoca. Fra tutte queste ricordiamo che la febbre gialla, oggi ben controllata grazie ad un efficace vaccino reso obbligatorio dai regolamenti sanitari internazionali per chi si reca nelle zone a rischio dell’Africa e delle Americhe, ha provocato nel passato milioni di morti. Un altro gruppo di malattie che vogliamo ricordare è quello delle filariosi. Le filarie sono degli elminti o vermi, così chiamati perché filiformi, che vivono in alcuni animali e per alcune specie anche nell’uomo. Questi liberano nel sangue microscopici embrioni, detti microfilarie, che circolano così in tutto il corpo. Quando una zanzara succhia il sangue di un soggetto parassitato, si carica di microfilarie che potrà poi trasmettere ad un soggetto sano al prossimo rifornimento di sangue. A livello mondiale ci sono circa 200 milioni di persone affette da filariasi, molte anche in forma grave, conosciuta come elefantiasi delle gambe e dei genitali. Fortunatamente questa parassitosi è diffusa solo nelle zone tropicali. Da noi esistono filarie trasmesse da zanzare che abitualmente colpiscono il cane ma tuttavia, sebbene solo accidentalmente, possano colpire anche l’uomo. Si tratta delle dirofilarie. Se ne conoscono in Italia due specie distinte: una (Dirofilaria immitis) che si localizza all’interno del cuore del cane, mentre l’altra (Dirofilaria repens), si localizza nel tessuto sottocutaneo.

Combattere le ZANZARE (DIPTERA CULICIDAE) zanzara - Diptera Culicidae

La lotta alla zanzara può essere attuata sia con metodi biologici o chimici che con strumenti operativi. Tuttavia non esiste una soluzione ideale e unica. L’uso di
mezzi chimici impiegati nella maggior parte delle realtà, ha determinato i danni tossicologici ben noti e ha creato, al contempo, specie resistenti ai prodotti medesimi. I tentativi di lotta biologica sono ancora ben lontani dall’auspicato successo su larga scala, spesso perché non esistono le condizioni ambientali idonee a consentire la riuscita dell'intervento.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli habitat favorevoli allo sviluppo delle varie specie, anche grazie alla difficile sopravvivenza negli stessi ambienti dei loro predatori o antagonisti. Ed è proprio questo il punto fondamentale: è necessario individuare le condizioni ambientali che favoriscono la presenza della zanzara che non deve essere
più vista come fatto "naturale" (la zanzara c'è sempre stata) ma come il risultato della presenza di acqua stagnante indispensabile per lo sviluppo della specie.

MISURE PREVENTIVE CONTRO LE ZANZARE

Bonifica ambientale


Ogni intervento teso al risanamento igienico del territorio può definirsi "bonifica ambientale". Con esso si avrebbe un miglioramento dell’ambiente attualmente degradato dall’intensa urbanizzazione e dalla troppo spesso incontrollata attività industriale ed agricola.
L’alterazione dell’ambiente è causato dall’inquinamento delle acque le zanzara e la bonifica ambientale comprese le falde più superficiali dall’accumulo dei rifiuti dell'attività umana e dall’inquinamento dell'atmosfera. La conseguente alterazione degli equilibri ecologici ha favorito l'impianto e lo sviluppo di antagonisti dell'uomo come la zanzara. Occorre perciò risanare il più possibile l’ambiente per eliminare le condizioni favorevoli all’insorgere di questi ed altri fastidiosi parassiti. L’attività di bonifica del territorio rappresenta per il futuro la chiave di volta per tutti i grandi problemi connessi all'igiene ambientale. Ogni altra iniziativa che ricerchi soluzioni diverse, potrà conseguire soltanto risultati parziali, con benefici immediati ma non duraturi. In concreto, nella bonifica ambientale, occorre limitare al massimo ogni possibile causa d'impianto, di attrazione o di perpetuazione della zanzara sia per quanto concerne i
luoghi di rifugio delle forme adulte  che i focolai larvali

A ) Forme adulte
• eliminazione della fitta vegetazione acquatica o di ripa infestante le rive dei fiumi, canali, fossi e scoli nei tratti scoperti urbani o della immediata periferia (sfalcio
periodico);
• eliminazione della vegetazione infestante i lotti di terreno a destinazione edilizia o comunque non utilizzati (diserbo).
L ) Focolai larvali
• eliminazione di tutti i ristagni d'acqua nell'area urbana ed extra urbana, in particolare quelli luridi;
• controllo periodico e pulizia delle vasche biologiche e di ogni altra raccolta lurida legata all'area abitata;
• controllo ed eliminazione dei ristagni luridi originati nei pressi di raccolte di rifiuti, di concimaie o di ogni altro accumulo organico;
• controllo degli scantinati allagati, anche e soprattutto negli stabili in costruzione, seguito, dove possibile, dall'eliminazione del ristagno d'acqua;
• controllo delle condotte di smaltimento idrico sotterraneo (fognature) e in modo particolare, delle caditoie sia pubbliche che private;
• controllo ed eliminazione sistematica di tutte le piccole raccolte liquide in recipienti destinate ad uso domestico (acque piovane) o ad usi fertirrigui (orti e giardini).

LOTTA BIOLOGICA CONTRO LE ZANZARE

Per lotta biologica si intende l'utilizzo di due specie viventi, una delle quali utile all’uomo e l'altra dannosa. l risultati della competizione tra due organismi sono di
grande interesse e vengono studiati a fondo come uno dei meccanismi della selezione naturale. In pratica si cerca di sfruttarne gli aspetti utili per combattere gli organismi
dannosi all'economia, al benessere ed alla salute dell'uomo (la cosiddetta lotta biologica).
Nelle applicazioni pratiche sono noti casi clamorosi di risultati positivi ma anche di disastrosi fallimenti
In questa sede citiamo un unico semplice caso che ha dato un risultato parzialmente utile in diverse parti del mondo nella lotta biologica contro la zanzara. Ci riferiamo all’utilizzo di Gambusia affinis gambusia affinis, vorace pesce predatore di tutte le forme preimmaginali dell'insetto in questione, introdotta in Italia attorno agli anni ’20 per la lotta alla malaria. Questo pesciolino, dotato di elevata capacità riproduttiva e buona resistenza agli stress da variazioni di temperatura, salinità e contenuto organico dell’acqua, ha spiccate caratteristiche predatorie e una fame insaziabile. In acque con vegetazione sommersa non molto fitta e scarsità di cibo il pesciolino in questione riesce a svolgere un importante ruolo di contenimento mentre, in acque con ricca vegetazione e abbondanza di cibo, la sua azione  predatoria può risultare insufficiente. La Gambusia è un predatore specificoma non “esclusivo”. Le abitudini alimentari di ogni specie predatore o parassita si dirigono verso una determinata fonte. Se questa viene a mancare, l'individuo si rivolge a fonti alternative. Di fatto, la Gambusia, esaurito il pasto elettivo -le larve di zanzara-, si nutre di qualsiasi altra forma vivente, facendo il vuoto attorno a sé ed eliminando ogni specie  vivente nella nicchia acquatica ospitante.
La lotta biologica è quindi un'arma da adoperare con la massima attenzione, per evitare squilibri o rotture che compromettano l’intero sistema biologico. Le prospetti- ve tuttavia sono tante ed  in chiave applicativa addirittura affascinanti.   L’entomologia, con l'ingegneria genetica, la fisica, la chimica, la biologia e l'ecologia, stanno aprendo orizzonti davvero interessanti. Incoraggianti sono altre sofisticate tecnologie già sperimentate e prossime alle fasi di collaudo, da definirsi
biotecniche più che lotte biologiche nel significato scientifico del termine. Le tecniche sino ad oggi messe a punto ed impiegate, si discostano però dal vero significato di lotta biologica. Esse, infatti, hanno copiato solo alcuni meccanismi che agiscono in natura tra gli esseri viventi, riproducendo artificialmente sostanze chimiche proprie del ciclo biologico di un particolare microrganismo. Alcune di queste tecniche possono essere impiegate con successo. Tuttavia occorre
tener presente che, da sole, non possono ancora considerarsi vincenti poiché la loro efficacia può essere fortemente limitata dal mutare delle condizioni dell'ambiente. Utilizzando il meglio di ogni strumento attualmente a disposizione si può arrivare ad un soddisfacente controllo degli insetti infestanti rispettando gli equilibri ecologici e tenendo conto di ogni singola situazione ambientale.

LOTTA INTEGRATA le zanzare e l'ecosistema

La lotta integrata può essere definita come l'insieme delle tecniche di controllo di un componente dell'ecosistema, nocivo o molesto per l'uomo, per le piante o per gli animali. La lotta integrata è attuata con mezzi biologici (parassiti, predatori, ecc.) e di bonifica del substrato, "integrandone" l'efficacia con interventi chimici guidati, con l’intento di incidere e di interferire il meno possibile sugli equilibri biologici naturali.
Questa metodica di intervento "a più livelli" viene oggi guardata con molte speranze, come mezzo capace di rimediare in parte ai danni profondi apportati all'ecosfera da
interventi chimici indiscriminati. Lo strumento chimico viene perciò adoperato con un’attenzione tale da consentire il progressivo e lento riequilibrio dei rapporti fra elementi viventi, pur nella consapevolezza di un impossibile ritorno allo stato naturale iniziale. In particolare, nel caso della zanzara, il risanamento di un ambiente acquatico potrebbe prevedere l'utilizzo di numerosi generi di ittiofauna come la Gambusia, il Leuciscus, l'utilizzo di ittofauna per il risanamento dell'ambiente acquatico 
           il Ciprinus, il ciprinus per il risanamento acquatico o di generi di Artropodi come la Daphnia  o il Cyclops, tali da conseguire un conveniente controllo delle fasi preimmaginali.  Sfarfallamenti da habitat diversi potrebbero invece essere più facilmente dominati con l'integrante intervento chimico, condotto con l'impiego di composti mirati. La fase di controllo diretto sulle zanzare prende il nome di  lotta guidata e fa uso dell'intervento chimico (impiegando i prodotti più idonei e a minor impatto ambientale) direttamente mirato al focolaio d'infestazione nei tempi appropriati. L’impatto ambientale degli insetticidi può essere ridotto notevolmente qualora vengano seguite alcune regole fondamentali:
• adozione di principi attivi altamente mirati alla specie;
• scelta oculata e scientificamente corretta dei formulati;
• preferenza delle azioni preventive rivolte verso la nicchia di sviluppo (lotta larvicida).
Quest'ultimo punto soddisfa una precisa esigenza di ordine ecologico, in quanto è sempre conveniente agire sull'antagonista quando è nel momento di massima densità
ecologica. In una raccolta d'acqua, spesso di piccolissime dimensioni, possono proliferare migliaia di larve che, divenute adulti (esuviazione), sono in grado di disperdersi su ampi territori, a volte estesi decine di chilometri quadrati. Questa forma di controllo interviene sulle larve. L’azione  adulticida è accettabile unicamente in presenza di specie portatrici di malattie, soprattutto quando è impossibile intervenire sui focolai larvali, perché irraggiungibili o irriconoscibili. L'intervento adulticida andrebbe pertanto visto, in ambito urbano (Culex pipiens molestus) , solamente come strumento di supporto all'intervento antilarvale ed eventualmente programmato esclusivamente per le forme svernanti nelle fosse settiche o nelle fognature.

 

come funziona?

cos'è Zetastop

ordinalo ora

la pappa reale e Zetastop

la spirulina e Zetastop

il ginkgo, la liqiurizia e Zetastop