|
Ginkgo Biloba
L'estratto secco delle foglie
di Ginkgo biloba è molto utilizzato nell'uomo,
soprattutto nella senescenza. Le foglie di Ginkgo
includono infatti un molteplice assortimento di sostanze tra
cui flavonoidi e terpenoidi. L'uso di questo estratto riguarda in
primo luogo le questioni connesse all'insufficienza cerebrale
come perdita di memoria o deconcentrazione, vertigini o ronzii alle
orecchie legati a disturbi vascolari e patologie vascolari periferiche.
La quercetina, che
è il metabolica essenziale della frazione fla-
vonoidica, ha indicato una valente attività antinflogistica
dovuta alla diretta inibizione di molteplici cause iniziali
dell'infiammazione. Limita, per esempio, sia la produzione che il
rilascio di istamina e
di altri fattori allergico-infiammatori
La quercetina è anche un importante inibitore dell’aldoso-reduttasi,
l'enzima responsabile della modificazione del glucosio in sorbitolo,
glucide specificatamente implicato nell'insorgenza delle complicanze
diabetiche. Numerosi studi in vitro ed in vivo, riguardano l'efficacia
dell'estratto di Ginkgo biloba
nei
riguardi di malattie secondarie ad insufficienza vascolare
sia a livello cerebrale che periferico.
È stata anche manifestata un'azione conservativa contro i
danni da ipossia cerebrale.
. I flavonoidi si
contaddistinguono anche per una notevole attività
antiossidante che si contrappone efficacemente alla produzione di
radicali liberi. I ginkgolidi, ed
in particolare il gingkgolide B ,
sono noti oppositori del PAF (Platelet Aggregatiion Factor)
che è un energico attivatore dell'aggregazione piastrinica,
della degranulazione dei neutrofili e della produzione dei radicali
dell'ossigeno. È stato
palesato che i flavonoidi possono stimolare nell'uomo una
distinta diminuzione della colesterolemia, della trigliceridemia
e dei livelli plasmatici di beta lipoproteine.
La pianta della
Liquirizia
La
pianta della Liquirizia cresce spontanea anche nelle regioni
del bacino mediterraneo, compresa l' Italia, ed è
coltivata in particolare per l' industria dolciaria e farmaceutica.
Il suo nome botanico significa "radice dolce"
in quanto presenta proprio un sapore dolciastro che ne consente
l'impiego sopratutto in caramelle o come edulcorante di
tisane. Della pianta si usano le radici ed i rizomi, presenti
anche in Farmacopea Ufficiale. |
USI
TRADIZIONALI DELLA LIQUIRIZIA |
La radice di Liquirizia
entra nella composizione di preparazioni erboristiche come
correttore del sapore e come antispastico quando usata con
piante lassative. Nelle vecchie preparazioni fitoterapiche
veniva consigliata come sedativo della tosse e contro i
dolori di stomaco.
|
CONOSCENZE
SCIENTIFICHE DELLA LIQUIRIZIA
|
Oggi
sappiamo che i costituenti principali della Liquirizia sono
flavonoidi 
e saponine
, tra le quali in particolare la glicirrizina, una saponina
triterpenica costituita
da sali di calcio e di ammonio dell'acido glicirrizico;
completano il quadro cumarine e fitosteroli. Gli estratti
di radice di Liquirizia presentano
attività citoprotettiva, antinfiammatoria e cicatrizzante
sulla mucosa gastrica e duodenale, dovute in particolare
alla glicirrizina, sia per contatto diretto con la lesione,
sia per stimolo indiretto alla produzione di muco da parte
delle cellule della parete gastrica. La Liquirizia trova
pertanto indicazione nella prevenzione e nella cura delle
ulcere gastriche e duodenali, delle gastriti e ulcere da
farmaci (FANS, cortisonici), alcool e delle mucositi da
chemioterapici. All'effetto antinfiammatorio della glicirrizina
si associa l'effetto antispastico sulla muscolatura liscia
esercitato dai flavonoidi. La glicirrizina presenta anche
potenti effetti immunomodulatori e riduce il rischio di
cancerizzazione dell'epatite da virus C. |
La pianta contiene saponosidi
triterpenici (glicirizzina, fino al 6%), flavonoidi (isoflavoni,
liquirizina, isoliquirizina), polisaccaridi, steroli, cumarine ed
altre sostanze. La liquirizia ha proprietà antinfiammatorie,
espettoranti, lenitive, stimolante le ghiandole surrenali, lassative.
L'azione anti-ulcera gastrica che ha la liquirizia le è data
dalla glicirizzina e dalle sostanze flavonoidi in essa contenuta;
essa è in grado, nella maggior parte dei casi, di far scomparire
i sintomi dolorosi e di ridurre notevolmente le lesioni ulcerative
(GUTMAN-KANONI, Societé Nat. Franc. de gastroenterologie,
9-3, 1953). La liquirizia concorre anche al trattamento della malattia
di Addison, che è dovuta ad una insufficiente secrezione
ormonale da parte delle ghiandole surrenali. Quest'
ultima azione sarebbe dovuta ad un pricipio (acido 18-beta-glicirretico)
che presenta molte analogie strutturali con i corticosteroidi, il
quale eserciterebbe un'azione di stimolo ACTH-simile diretta in
particolar modo sulla zona glomerulare corticosurrenale
COSTITUENTI
E FORMULA CHIMICA DELLA LIQUIRIZIA
- Glucosidi triterpenici (saponine
triterpenoidi pentacicliche): principalmente glicirrizina( GL-sinonimi:
acido glicirrizico e acido glicirrizinico), presente come sali
di K e Ca [ 6- 14 %], idrolizzata dalla flora intestinale ad
acido glucuronico e acido glicirretico (GA-sinonimo: acido glicirritico).
La GL è responsabile della dolcezza della liquirizia,
essendo 50 volte più dolce del saccarosio. Sono presenti
poi altre 13 saponine minori.
- Flavonoidi e isoflavonoidi (1%)
- Fitosteroli: b-sitosterolo e stigmasterolo
- Cumarine
- Polisaccaridi, soprattutto lucani
- Ammine e amminoacidi
- Altri costituenti: principi amari
( gliciramarina), amido (ca.20%), asparagina (1-2%), zuccheri
(15%), gommoresine, lignine, triterpeni e oli essenziali, licofuranone,
stilbeni, tannini, cera.
il principio attivo più importante della liquirizia:
La glicirrizina
la glicirrizina (formula:
C 42H62O16 ; peso molecolare: 822,94) è un triterpene glucoside
il cui scheletro triterpenico è costituito dall'acido glicirretinico,
che non è dolce, a cui sono legati due residui di acido iduronico.
Può essere denominata alternativamente acido glicirrizinico,
acido glicirrizico, acido glicosilglicirretinico. Il contenuto di
glicirrizina nella radice varia dal 2 al 4 % a seconda delle condizioni
di crescita della pianta. La glicirrizina viene parzialmente idrolizzata
da una glucoronidasi nell'aglicone corrispondente, l'acido glicirretinico
La storia della ricerca moderna sui
meccanismi d'azione della liquirizia ha inizio
nel 1946, quando il farmacista olandese Revers osservò che
i suoi pazienti , malati di stomaco, notavano sensibile miglioramento
con l'utilizzo di un preparato a base di liquirizia.
Revers notò anche che, alle dosi terapeutiche, i pazienti
presentavano edema del viso e degli arti. Grazie agli studi che
seguirono, GL e GA furono individuati come i composti responsabili
sia dell'attività antiulcera che di quella edematogena, e
si scoprì una loro forte attività antinfiammatoria.
Carbenoxolone, il medicinale antiulcera più importante degli
anni '60, non era altro che una versione sintetica (più assorbibile)
del GA; anche esso però provocava gli effetti collaterali
edematogeni della liquirizia.
La glicirizzina, dopo l'ingestione,
viene convertita dalla flora batterica (Clostridium innocuum, Ruminococcus
spp., Eubacterium spp.) prima ad acido 18-β-glicirretico e
poi ad acido 3-epi-18-β-glicirretico, che è la forma
in cui la molecola viene effettivamente assorbita (a parte una quantità
trascurabile di GL non metabolizzata). Il più importante
meccanismo d'azione della liquirizia consiste nel
blocco della redattasi epatica dei corticosteroidi e in uno
stimolo diretto della produzione degli ormoni surrenalici. Recentemente
è stata dimostrata un'azione a livello dei recettori per
i gluco e mineralcorticoidi.
Azione antinfiammatoria: numerosi
studi hanno confermato l'attività antinfiammatoria della
liquirizia, legata probabilmente al potenziamento
indiretto dell'attività dei glicocorticoidi. In uno studio
su animali, GA ha dimostrato di possedere attività antiartritica
simile a quella del cortisolo.
Azione antiulcera: l'attività
antiulcera è stata studiata soprattutto sul carbenoxolone(CB)
che è chimicamente e farmacologicamente simile alla GL. CB
migliora le proprietà protettive della mucosa gastrica, probabilmente
attraverso una mediazione delle prostaglandine, della produzione
di secretina, o attraverso una azione diretta sulle mucosa stesse.
Il fatto che la liquirizia deglicirrizinata (DGL)
abbia dimostrato anch'essa un' attività antiulcera ha posto
il problema di individuare i principi responsabili. Va chiarito
comunque che la DGL non è completamente priva di GL, ma ne
contiene meno del 3%, ed è ad alto contenuto di flavonoidi,
molecole spesso ad alta attività antiossidante e antinfiammatoria.
Azione a livello polmonare: l'attività
espettorante della liquirizia sembra sia ascrivibile
almeno in parte al la
GL.
Azione antispasmodica: a livello
gastrointestinale
Azione sul sistema immunitario
:
GL agisce sul virus dell’epatite B e su quello dell’epatite
A (in questo caso impedendo al virus di penetrare nella cellula);
mentre la GA ha mostrato, in due studi in vitro, di inibire la crescita
e la fitopatologia di vari virus DNA ed RNA.
Azione epatoprotettiva: GA inibisce
il danno epatico indotto chimicamente prevenendo il danno da radicali
liberi e prevenendo la formazione degli stessi, con riduzione delle
transaminasi e dell’accumolo dei trigliceridi. Le transaminasi
sono ezimi che indicano danno cellulare epatico, mentre l’alterazione
della concentrazione sierica dei lipidi e delle lipoproteine sono
un indice sensibile ma aspecifico di malattia epatica.
Una epatopatia acuta si associa frequentemente ad un aumento dei
livelli plasmatici dei trigliceridi.
Attività estrogenica:
sembra che la liquirizia abbia un comportamento
“anfotero” rispetto al metabolismo dell’estrogeno,
cioè che inibisca gli effetti degli estrogeni quando i livelli
in circolo siano elevati e che li potenzi quando i livelli
siano bassi.
Attività diuretica: la
asparagina è un forte diuretico.
Azione antibatterica: gli isoflavonoidi
sono antimicrobici in vitro (Saph. Aureus, Strept. Mutans, Candida
albicans).
Azione antiallergica: inibizione
del rilascio di istamina
Entrando nel dettaglio, la liquirizia
viene utilizzata per problemi delle vie respiratorie come bronchite,
tosse secca e asma. In quest’area essa agisce come i rimedi
mucillaginosi o come gli espettoranti rilassanti. E’ particolarmente
indicata per gli stati infiammatori, sia da sola che insieme ad
altri rimedi e possiede la peculiare capacità di facilitare
gli effetti delle altre piante. Come antinfiammatorio è indicata
anche per infiammazioni a livello gastrointestinale come ulcere,
gastriti e malattie infiammatorie dell’intestin e stati
infiammatori cronici come artrite e psoriasi. E’ probabilmente
più nutritiva del ginseng e questa caratteristica, insieme
alle proprietà idratanti e lenitive, la rende un ottimo rimedio
per convalescenti. La pianta può essere utilizzata per crampi
mestruali cronici e per alleviare i sintomi della menopausa. L’attività
epatoprotettiva abbinata a quella tonificante ne suggerisce l’utilizzo
all’interno di terapie per epatiti di tipo virale caratterizzate
spesso da indebolimento.
Ultimamente è stato scoperto
che le radici della liquirizia sono dotate di complessi
biologicamente attivi. L’estratto derivato dalla radice è
ottimo per contrastare i microrganismi che si trovano nel cibo;
in seguito potrebbe sostituire i conservanti chimici che si
usano attualmente. Questa scoperta è stata pubblicata sulla
rubrica “Antimicrobical Agents and Cheemiotherapy” ed
è stata portata avanti da una società giapponese di
nome Higashimaru Shoyu. La liquirizia in realtà
era usata già da secoli come medicina per le sue facoltà
medicamentose, ma non per le caratteristiche che sono state scoperte.
I composti biologicamente attivi che la liquirizia
possiede sono in grado di contrastare fino a 17 tipi di microrganismi
diversi che rendono il cibo velenoso. L’estratto non
riesce però a contrastare i batteri gram negativi e
i funghi mentre è efficace contro i batteri gram
positivi.
EFFETTI ANTIVIRALI: fin dagli anni ’80 l’efficacia
dei principi attivi presenti nella liquirizia è
stata dimostrata nei confronti di diverse tipologie di infezioni
virali. Recenti studi condotti su animali hanno dimostrato che gli
effetti antivirali possono essere indiretti e almeno in parte dovuti
alla stimolazione della produzione di interferone da
parte delle cellule tumorali. Quando cellule tumorali di topo venivano
esposte al virus dell’influenza, il 100% delle cellule trattate
con glicirrizina sopravvivevano, mentre quelle non trattate andavano
in contro a morte.
Il trasferimento delle cellule trattate
conferiva maggiore resistenza alle infezioni da virus Herpes simplex
.
Effetti antivirali diretti sono stati dimostrati in studi condotti
in vitro: la glicirrizina inibisce la formazione di placche virali
per tre tipi di ceppi di encefalite giapponese ed inoltre
si mostra efficace anche nell’inibire la replicazione
in vitro del virus della varicella-zoster; presenta attività
antivirale nei confronti del virus umano dell’immunodeficienza
(HIV).
La glicirrizina blocca la formazione
delle placche e l’espressione di antigeni specifici dell’HIV
e in studi successivi la glicirrizina solfato si è dimostrata
quattro volte più efficace della glicirrizina nell’inibire
la trascrittasi inversa dell’HIV.
Composti fenolici isolati della
liquirizia come la licopiranocumarina inibiscono
l’attività citopatica dell’HIV di colture cellulari.
Studi di laboratorio condotti principalmente in Giappone nel 1992,
hanno dimostrato l’efficacia della glicirrizina nel trattamento
delle epatiti virali di tipo A, B e C. Numerosi studi clinici condotti
sull’uomo indicano effetti positivi della glicirrizina sull’epatite
virale. Terapie combinate di interferone e glicirrizina aumentano
le funzionalità epatiche in pazienti affetti da epatite C. |
|