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Premenopausa - Menopausa - Postmenopausa

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Introduzione

In epoca antica era già cosa saputa che l’organismo femminile molto di rado avrebbe potuto avere le mestruazioni oltre l’età di cinquanta anni. Ai giorni nostri le cose non sono di molto cambiate tant’è vero che l’età è sostanzialmente aumentata di uno o due anni. Va detto che vi sono alcune donne che cessano di avere le mestruazioni anche prima dei cinquanta anni citati prima e altre che possono arrivare anche ai sessanta anni, rimane il fatto che la maggior parte delle donne attesta l’ultima mestruazione intorno ai 47/53 anni.

Come si definisce la menopausa?

La menopausa si definisce come l'ultima mestruazione naturale della donna.

Cos’è il climaterio?


E’ l’età che intercorre tra i 42 ed i 54 anni
comprende:
• la premenopausa, caratterizzata alcune da precise sintomatologie quali segnali di anticipo della menopausa (vampate di calore, sudorazioni notturne, irregolarità del ciclo mestruale);
la menopausa;
la postmenopausa ;

Oggi ci troviamo a vivere una particolare situazione in cui la popolazione sta invecchiando in maniera progressiva con un aumento dell’età media della vita, e questo maggiormente per quanto riguarda le donne; Oggi la donna vive un terzo della sua esistenza in postmenopausa e per questo motivo si trova a dover combattere le già citate conseguenze sintomatologiche e patologiche che la carenza estrogenica e l'avanzare dell'età portano con sé: (vampate di calore e sudorazioni), secchezza cutanea e mucosa, incontinenza urinaria e infezioni urinarie, osteoporosi e fratture ossee spontanee, aterosclerosi e sindromi, disturbi dell'umore (depressione), deficit cognitivi (Alzheimer, demenza senile) e sindromi neurologiche senili come il Parkinson.
Ne consegue purtroppo per la donna che la stessa è destinata a vivere sempre più a lungo, pagando dazio circa una qualità di vita non sempre ottimale anzi per certi versi ed a volte scadente.

 

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La Premenopausa


Abbiamo già discusso in un'altra pagina la fisiologia del ciclo mestruale, cioè il normale andamento del ciclo femminile durante l'età riproduttiva.
Abbiamo poc'anzi detto che l'età media della menopausa è 50-51 anni.
Mentre in alcune donne la menopausa si verifica senza essere preceduta da irregolarità del ciclo mestruale, la maggior parte delle donne presenta delle irregolarità mestruali di entità variabile, che possono precedere la menopausa anche di alcuni anni. Si individua in tal caso un periodo della vita della donna che viene chiamato premenopausa.
Le irregolarità mestruali che possono verificarsi in premenopausa sono soprattutto cicli lunghi con mestruazioni più diradate (oligomenorrea) mentre meno spesso si osservano cicli brevi con mestruazioni più frequenti (polimenorrea). Qualora poi l'utero della donna dopo i 40/45 anni presenti un certo grado di fibrosi (caso non infrequente), possono concomitare perdite di sangue irregolari (menometrorragie). Si rimanda alla pagina riguardante le alterazioni del ciclo mestruale per avere ulteriori informazioni riguardanti tali irregolarità.
Sia che la premenopausa si caratterizzi per la presenza di oligomenorrea, sia che si caratterizzi per la presenza di polimenorrea, vi è solitamente alla base un problema di anovulazione, cioè l'incapacità da parte delle ovaie di produrre mensilmente ovuli; tale condizione tende a peggiorare costantemente fino alla menopausa.
L'impossibilità ovarica di garantire mensilmente l'ovulazione dipende dal progressivo esaurimento del patrimonio follicolare ovarico lungo gli anni dell’età fertile. Dato che i maggiori produttori di estrogeni dell'organismo femminile sono i follicoli ovarici (vedi sempre la pagina della fisiologia del ciclo mestruale), lo scarso numero di follicoli ovarici determina una produzione ridotta di estrogeni i cui livelli plasmatici si dimostrano insufficienti ad indurre il fenomeno ovulatorio.
Dal punto di vista sintomatologico, la carenza estrogenica comporta l'eventualità che, ancor prima che la donna giunga alla menopausa, possano comparire vampate di calore e sudorazioni notturne, similmente a quanto più spesso accade in postmenopausa. Questa evenienza comporta molte volte uno scadimento della qualità della vita.
Riassumendo: l'età della menopausa può essere preceduta da un periodo di tempo di durata variabile, detto premenopausa, caratterizzato dal punto di vista ormonale da una progressiva carenza di estrogeni ovarici e caratterizzato, dal punto di vista sintomatologico, da irregolarità mestruali (soprattutto oligomenorrea) e dalla possibile comparsa dei fenomeni vasomotori tipici della postmenopausa.


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La Postmenopausa


Dopo l'ultima mestruazione, l'esaurimento della funzione ovarica diventa sempre più rilevante.
Dal punto di vista dei dosaggi ormonali si osserva infatti un basso livello sierico di 17ß estradiolo (il principale estrogeno dell'età fertile), che causa un franco innalzamento dell'ormone ipofisario FSH, come non può accadere in nessun altro caso di amenorrea secondaria. Sono questi (soprattutto l'FSH) i due dosaggi ormonali fondamentali da eseguire per confermare una condizione di postmenopausa.
Quando la menopausa intervenga alla consueta età media (intorno ai 50 anni), sarà corretto associare alla valutazione ginecologica con PAP-test anche il consulto senologico (con mammografia) nonché una valutazione accurata e più generale dell'organismo femminile attraverso la pressione arteriosa, il peso corporeo, la valutazione delle principali funzioni d'organo (fegato, reni, tiroide, cuore, sistema neuropsichico, metabolismo osseo ecc.).
Seguire una donna in menopausa deve significare, per uno specialista ginecologo, non solo esaminare i problemi ginecologici in senso stretto, ma anche saper spaziare in senso internistico per rivestire il ruolo di "MEDICO DELLA DONNA", ancor più di come sia sempre utile fare di fronte ad altri problemi della vita femminile.
E' vero anche che non tutti i ginecologi possono sentirsi adatti o disposti ad assumere un tale ruolo, che è sicuramente più gravoso, dal punto di vista culturale, fisico e psicologico, rispetto a quanto possa essere remunerativo; tuttavia è anche l'atteggiamento clinico più corretto di fronte ad una fase della vita della donna che comporta dei cambiamenti praticamente a carico di tutti gli organi ed apparati.
Ciò rientra in un discorso più generale di cui mi sembra doveroso informare il pubblico: e cioè che oggigiorno, non solo in una specializzazione come l'ostetricia e la ginecologia ma un po' in tutte le specializzazioni, si sa talmente tanto di tutto che non è più umanamente possibile che ciascuno specialista sappia e sappia fare a regola d'arte tutto quanto sia di competenza di quella specializzazione. Ciascuno specialista imparerà e perfezionerà alcuni "mestieri nel mestiere": la patologia della gravidanza, la sterilità, la colposcopia, l'ecografia, le operazioni chirurgiche endoscopiche, la menopausa, l'oncologia ginecologica, l'urologia ginecologica ecc. Egli saprà dire una parola ed un consiglio su tutti questi aspetti della propria disciplina, ma saprà occuparsi fino in fondo (a regola d'arte) soltanto di due o tre di questi "mestieri nel mestiere". Chiusa la parentesi.
Vediamo quindi quali sono i sintomi e le modificazioni dell'organismo femminile dopo la menopausa che si manifestano in diversa misura da donna a donna.
Il sintomo più noto è la vampata, cioè una sensazione di calore crescente al torace e al volto accompagnata da sudorazione e seguita da una sensazione di raffreddamento con eventuali brividi, di alcuni minuti di durata. Di notte, durante il sonno, questo fenomeno viene avvertito come una "sudorazione", che, inducendo il risveglio, va a peggiorare la condizione di insonnia, spesso presente nella stessa paziente (vedi oltre). Le vampate di calore rappresentano una vasodilatazione indotta da un'alterazione del centro termoregolatore situato nell'ipotalamo (alla base cerebrale). L'alterazione del centro termoregolatore dipende dalla carenza estrogenica derivante, come detto, dall'esaurimento funzionale delle ovaie. La sudorazione serve, insieme alla vasodilatazione, a cedere calore corporeo all'esterno. La fase successiva di raffreddamento dipende invece da una vasocostrizione derivante da una sregolazione in senso opposto del centro termoregolatore al fine di riportare la temperatura corporea ai valori precedenti.
Il numero di vampate di calore sperimentato in una giornata dalle donne in postmenopausa è molto variabile, da nessuna vampata a vampate quasi ininterrotte. E' curioso notare che vi è una differenza etnica (secondo alcuni, culturale) nel percepire le vampate di calore; ad esempio nella popolazione giapponese il fenomeno è praticamente sconosciuto.
Oltre alle vampate di calore, il sonno risulta più disturbato, oltre che per l'evenienza notturna delle vampate di calore che comportano risvegli improvvisi con sudorazione, anche per possibili maggiori difficoltà nel prendere sonno rispetto ad un'età precedente o per risveglio mattinale precoce (insonnia).
In alcune donne l'umore tende a divenire più instabile (depressione, irritabilità), sebbene questi sintomi siano molto variabili da una persona all'altra, sia nella possibilità di comparsa sia nell'intensità della manifestazione. Sicuramente giocano un decisivo ruolo in questo senso la personalità ed il carattere dimostrati nel corso della vita.
Anche i disturbi cognitivi cominciano, in questa fase della vita, a far sentire il loro peso con perdita della memoria recente e difficoltà di concentrazione. Alcune donne vanno incontro ad una perdita delle fini funzioni intellettive in modo assai evidente ed importante anche per le conseguenze sociali che vi si accompagnano (m. di Alzheimer).
Altre volte, più semplicemente, può sommarsi alla menopausa la comparsa di un ipotiroidismo (riduzione della funzionalità tiroidea), responsabile di un ulteriore aumento di peso corporeo (oltre a quello fisiologico che può accompagnare la menopausa) e di un ulteriore peggioramento delle condizioni umorali e psichiche (apatia, ideazione rallentata, depressione).

Un segno che, al contrario, si presenta in modo piuttosto imponente e generalizzato è costituito dalle modificazioni cutanee e mucose imputabili alla perdita del cosiddetto "trofismo": si riduce la lubrificazione vaginale, si modifica l'aspetto della pelle (che perde elasticità e si presenta più secca) e dei capelli (che diventano più sottili e più fragili).
La maggiore secchezza mucosa risulta peggiorativa non solo delle condizioni delle mucose "esterne" come quella vaginale, orale e nasale, ma anche di mucose "interne" come quella della vescica urinaria, dell'uretra e del retto. Questo fatto può favorire un'aumentata incidenza di cistiti recidivanti (infezioni ricorrenti delle basse vie urinarie), ma può anche contribuire alla prima comparsa o al peggioramento dell'incontinenza urinaria da sforzo (perdite involontarie di urina con tosse, starnuti, risate, sforzi addominali) e dell'incontinenza da urgenza (perdite involontarie di urina non appena giunge lo stimolo e non vi è un bagno ad immediata disposizione).

Si assiste inoltre ad un peggioramento del quadro lipidico plasmatico, con un innalzamento dei livelli di colesterolemia (ed eventualmente di trigliceridemia). Se gli estrogeni possiedono una funzione "protettiva" nei confronti dell'aterosclerosi, dell'infarto miocardico e dell'ictus fino alla menopausa, in postmenopausa tale protezione viene bruscamente a cessare e le lesioni vascolari aterosclerotiche procedono con un'evoluzione più rapida, simile a quella osservabile nel maschio.
Si aggiunga inoltre che l'età della menopausa è quella in cui possono comparire per la prima volta l'ipertensione arteriosa e il diabete. Nelle donne in cui si manifestano queste condizioni patologiche, il rischio di aterosclerosi, infarto miocardico e ictus cerebrale risulta moltiplicato.

Infine una condizione clinica rilevante, ma che a volte viene trascurata in quanto può restare asintomatica per lungo tempo, è l'osteoporosi, cioè una carenza di minerale nelle ossa che procede inesorabilmente con l'età, soprattutto dopo la menopausa, perché gli estrogeni ovarici, fino alla menopausa, hanno il ruolo di promuovere la mineralizzazione ossea e di impedirne il riassorbimento. La demineralizzazione ossea comporta a più tarda età un elevato rischio di fratture ossee spontanee che possono obbligare la malata a letto, esponendola ad ulteriori rischi cadiovascolari ed infettivi, o comunque ad un netto scadimento della qualità della vita.

 

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